Franco Rella – Il ruolo dell’arte nella nostra modernità. Uno spunto.

Questo spunto introduttivo di Franco Rella è per il seminario “Una vacanza insolita:
Laboratorio del pensiero per interpretare il presente guidati da filosofi, studiosi e scrittori
“. 

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Adorno ha assegnato all’arte una responsabilità che mai prima di allora le era stata attribuita: conoscere ciò che sfugge alla tirannia dei sistemi filosofici e resistere all’omologazione della cultura dominante. È un compito immane e terribile. Thomas Mann si fa interprete di questo compito disegnando la figura tragica dell’artista nella modernità (Morte a Venezia e Doctor Faustus).

Dopo Thomas Mann e dopo la cesura di Auschwitz per alcuni decenni l’artista si è spinto fino all’afasia per testimoniare l’intestimoniabile (Beckett, Celan, Lucio Fontana, Rothko), fino alla svolta degli anni Ottanta del XX secolo quando pare di assistere ad una sorta di fuga da questa responsabilità, ripiegando su un recupero dello “stupore” barocco (Hirst, Cattelan), o su una letteratura che aggira le questioni radicali a cui siamo confrontati.

Eppure queste domande riemergono prepotenti: nella letteratura di genere (polizieschi), nel cinema (La valle di Elah), nei Serial televisivi (Criminal Minds,
Criminal intent), ma anche nella grande letteratura, per esempio di Don De Lillo (“L’uomo che cade” sullo sfondo delle Torri gemelle) o nella letteratura di confine israeliana (Kenaz e Kaniuk). È su questo sfondo che dobbiamo pensare ad un nuovo rapporto tra arte e filosofia, tra istanze conoscitive e istanze etiche.

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