Chiude l’Alcoa e penso a quel rompicoglioni di Cicito Masala

E così l’Alcoa chiude anche in Sardegna.
Le colpe sono di tutti coloro che per i loro interessi di bottega hanno fatto credere che fosse realmente possibile un polo industriale in Sardegna, isola in mezzo al Mediterraneo. I responsabili sono certamente i padroni delle ferriere, che non hanno avuto nessuno scrupolo a violentare la nostra terra, sottraendo chilometri quadrati di ambiente naturale che sarebbe stata una nostra vera ricchezza per il futuro.
Hanno violentato la nostra cultura costringendo i nostri conterranei a abbandonare la cura della nostra terra, la cura oculata del bestiame per diventare per alcuni anni tute blu col casco giallo da illudere e poi da abbandonare a un destino di miseria.
Ancora oggi le nostre coste sono violentate ogni giorno da raffinerie e impianti industriali, le nostre coste e il nostro ecosistema minacciato quotidianamente dal trasporto di petrolio velenoso.
Chiunque sia dotato di un minimo di raziocinio aveva sempre pensato che l’idea di mettere uno stabilimento a Ottana con una pipeline di chilometri fino al porto industriale di Oristano era una follia, l’idea di sacrificare la magnifica spiaggia rosa di Sarroch per metterci una raffineria (UNA RAFFINERIA!!!!!), di violentare la zona umida di Macchiareddu con altri insediamenti erano idee criminali, sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista della giustificazione economica.
Quanto ci avrebbe fruttato curare il nostro territorio, ampliare la coltivazione e l’allevamento ecosostenibile e la piccola ospitalità familiare? Quanto saremmo più ricchi adesso? Quanto ci sarebbe costato MOLTO di meno in aiuti pubblici?
Sono contento di aver letto all’età giusta i lavori di Cicito Masala e in questo momento di grande scoramento e disperazione dei licenziati mi rimangono davanti agli occhi le pagine del “Dio Petrolio”. Un rompicoglioni lo era sempre stato, Cicito, perché era un poeta. E, come tutti i poeti, era stato capace di vedere arrivare il futuro prima di tutti. Cicito sapeva leggere il suo presente come nessuno sapeva fare in Sardegna ai suoi tempi. Non lo ascoltò nessuno, allora, la Cassandra di Arasolé. Non i padroni, e questo è normale. Non i politici, e questo è più grave visto quanto in nome dell’industrializzazione della Sardegna ci hanno speculato da ogni parte politica. Non l’hanno ascoltato nemmeno i sindacati, che il biscotto l’hanno inzuppato oltre ogni decenza.
Sono tutti dei quacquaracquà, mi avrebbe detto Cicito a taccuino chiuso come già mi disse tantissimi anni fa.
Solidarietà ai licenziati dell’Alcoa.

Gianluca Floris

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