Stavanger, Norvegia.

Un lavoro in Norvegia. La messa in scena di un’opera. Una settimana a Oslo per le prime prove, ospiti del teatro dell’opera della capitale, Norske Opera.

Poi il trasferimento a Stavanger nella nuova Konserthus, per una volta adibita a palcoscenico per un Flauto Magico.

L’orchestra è la Sinfonica di Stavanger diretta nientepopodimenoché da Fabio Biondi: uno dei più grandi violinisti e direttori del mondo. Che è italiano come me e come l’autore del progetto di regia: Davide Livermore: uno dei più grandi registi contemporanei. Italiano, inutile dire.
Io metto in scena il Flauto Magico di Mozart.

È la prima volta che vengo in Norvegia.

La Norvegia è ricca da poco più di vent’anni, grazie al petrolio che ha trovato lungo le sue coste e che ora viene estratto a gran ritmo dalle sette sorelle, più la nostra ENI e qualcun altro, ad essere precisi. La Norvegia ha gli stessi abitanti di tutta la Sicilia su un territorio enorme e, da quando è diventata ricca, ha deciso di investire i proventi del petrolio nella cultura. Dovunque fioriscono nuovi teatri, accademie, università e scuole di musica e di teatro. “Adesso siamo ricchi ma un domani, se il petrolio finirà, cosa lasceremo ai nostri figli?”

E così sono qui a portare fra i fiordi un po’ di quella arte artigiana tipica italiana che è l’opera lirica. Cosa alla quale tengono tutti al mondo, eccetto noi stessi italiani, è chiaro. Per noi è una perdita di danaro, non un investimento.

Stavanger è una cittadina di poco più di 120 mila abitanti adagiata su un fiordo un tempo capitale del merluzzo, oggi capitale del petrolio norvegese.

I prezzi del cibo nei locali è assolutamente proibitivo e tutto sembra costare un’enormità. Anche la benzina (strano!!) alla pompa costa più che da noi. Per contro il barista del mio albergo, emigrato qui dalla mitteleuropa, mi dice che al suo paese, la Repubblica Ceca, per guadagnare quello che guadagna qui dovrebbe fare tre lavori. Segno che anche i lavori dipendenti sono ben remunerati. Devo dire che anche le cameriere ai piani del mio albergo, gli addetti alla pulizia del teatro e tutti quelli che ho visto fare lavori umili, sembra sempre che abbiano la faccia sorridente anche quando non sanno di essere osservati. Sono bravo a osservare, io.

Stavanger ha la strada con i ristoranti, quelle con i negozi e la strada delle casette del vecchio borgo. Tutto ben curato ma senza talebanèsimi.

La lingua norvegese è quasi impossibile da parlare, da comprendere, da leggere o scrivere. Vi basti pensare che “io” si scrive “jeg” e si pronuncia “iai” e così via. Una lingua che misteriosamente a più a che vedere con il giapponese che con il tedesco. Immaginatevi un giapponese che parla con un forte accento marchigiano. Più o meno siamo lì. Ma per fortuna qui tutti ma proprio tuttitutti parlano ottimamente l’inglese, tanto da farti pensare di trovarti in Irlanda anziché in Norvegia.

Ma la cosa sorprendente della Norvegia è che si tratta di un popolo molto ma molto rilassato. Qui i negozi aprono alle 10 e si smette di lavorare alle 17 e nessuno sembra stressato. Si cammina lentamente per strada, nel posto di lavoro sembra che il motto sia: perché rovinarsi la vita? Prenditela comoda.

Anche qui come in Giappone dire “no” sembra brutto, e così si può andare incontro a qualche incomprensione quando non riuscite a decodificare che il cincischiare e il glissare del vostro interlocutore è un “no” mascherato. Ma ci si abitua presto a capire.

Il clima qui a Stavanger è uguale a quello della mia città: Cagliari. Nel senso che qui a Stavanger l’estate è uguale e precisa all’inverno di Cagliari. Minime di 7 gradi e massime di 13, vento forte, scrosci d’acqua veloci e improvvisi.

Ho trovato un trucco per risparmiare sul cibo. Alla mattina scendo nella sala colazioni del mio hotel e faccio il pasto principale. Aringhe con due marginature, gamberetti, salmone come primo round. Poi prosciutti di tacchino e uova, poi un po’ di yogurt con frutta e svariate tazze di caffè.

Alla sera verso le diciotto una insalata o una zuppa e via. Sapete: la colazione del mio albergo è inclusa nella camera che mi pagano…

Presto aggiornerò questo post con altre foto e altre considerazioni.

Gianluca Floris

 

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