La crisi dei giornali cartacei vista da un lettore accanito.

Sono un lettore accanito di quotidiani, lo sono sempre stato. Un tempo compravo due o tre quotidiani al giorno, oggi sono abbonato web delle edizioni di Repubblica e dell’Unione Sarda. Ho seguito le esperienze dei giornali locali della mia terra e della mia città che soffrono di gravi difficoltà economiche e ho tanti amici coinvolti, purtroppo.

Ma sono anche e soprattutto un grande fruitore delle notizie che attingo dal web ogni giorno. Osservo con attenzione quello che accade nel mondo e mi sono accorto che il settore delle notizie è ormai a un punto di svolta inevitabile: le informazioni sulle notizie ci arrivano in tempo reale dal web, sulla carta stampata leggiamo invece notizie vecchie di 15, 18 ore , se va bene.

Nulla sarà più uguale a prima, anche se non ci piace. Oggi la notizia viaggia con le condivisioni dei social media, oppure non esiste. Due scuole di pensiero sul web: quella che vuole far pagare le notizie (New York Times, Asahi Shinbun, ecc.) e quella che vuole mantenere l’accesso alle notizie libero e gratuito (su tutti, convinto, il Guardian).

La guerra è vinta dai secondi i quali hanno il record di condivisioni delle loro notizie su Fbook, twitter e altri social media, mentre le notizie a pagamento non si possono condividere se non tra abbonati. Si fanno più contatti web e quindi si diventa più appetibili per gli inserzionisti, mentre si rimane chiusi all’esterno se l’accesso è riservato a chi paga (pochissimi, in confronto).

Una notizia che non si può condividere non è una notizia, oggi. Ed è sempre stato così. I giornali che facevano opinione erano quelli che potevi sfogliare al bar, gli altri erano fuori dal giro della condivisione e della chiacchiera da piazza e da passeggio e rimanevano riservati ad una elite.

Il problema dei giornali locali oggi è ancora più pressante: che appeal può avere per me lettore leggere alle nove del mattino una notizia che descrive un fatto avvenuto 24 ore prima? Oggi se esplode un camion di bombole in via Roma alle otto del mattino io posso leggere la notizia sui giornali locali online, come Cagliaripad e Castedduonline, vedo i servizi video alle tv e su youtube, posso commentare e condividere… 24 ore dopo che senso ha il quotidiano che esce a nove colonne con la notizia ormai vecchia e stra-commentata?

Occorre un ripensamento della funzione dei giornali. Io personalmente, mi rendo conto di non essere nella media, vorrei dai giornali quotidiani locali più approfondimenti originali, più inchieste e meno notizie vecchie strillate con titoli fuorvianti ad effetto.

Che senso hanno oggi sui giornali locali pagine e pagine di cronaca nazionale, con i battibecchi e le veline dell’Ansa vecchie di un giorno, magari già approfondite e vivisezionate la sera prima dai talk show delle tv in diretta? Che senso hanno le paginate di fixing delle borse del giorno prima quando mentre magari la situazione delle borse è ormai tutt’altra e la posso seguire in tempo reale con il mio cellulare?

Il mondo va in una direzione e non si può tornare indietro. Ecco perché c’è sempre meno futuro per i giornali di carta così come li conosciamo: con gli enormi costi di stampa e di distribuzione, con il concetto di notizia fermo a quaranta anni fa.

Forse a livello locale avrebbe più senso una operazione coraggiosa e rischiosa nella direzione che fu del Foglio di Giuliano Ferrara (del quale non condivido nulla nemmeno le bretelle, ma che era e rimane un’ottima idea). Un quotidiano di sole inchieste e di approfondimenti.

O forse avrebbe ancora senso un giornale locale che esca il tardo pomeriggio con le notizie fresche della giornata appena trascorsa.

Non lo so. So solo che l’idea vecchia del quotidiano cartaceo non funziona più. Sono i fatti a dirlo, non io lettore.

Gianluca Floris

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