Vi racconto una storia. Natale 2012.

Carlo Gerard, l’eroe della Rivoluzione Francese, è profondamente innamorato della giovane Maddalena di Coigny.

Invero lo è sempre stato sin da quando era a servizio, assieme a suo padre giardiniere, nella grande casa della Contessa di Coigny, madre di Maddalena.

Non è mai stato un innamoramento estatico il suo. Al contrario è un sentimento del quale lui prova vergogna, perché si tratta di forte sensualità e bramosia di possesso carnale, si tratta di un sentimento basso, egoista e vile.

Naturalmente non era così in realtà: Gerard era stato attratto da sempre da Maddalena perché lei mostrava un cuore semplice e gentile, affine al suo, che stonava nel mondo di ipocrisia e insensibilità che la circondava.

Solo che questa attrazione ideale e “gentile”, uno di rozza estrazione come lui, la sapeva tradurre solo in disperata passione fisica, che a lui stesso per primo, pareva abbruttente e svilente.

Non aveva mai avuto quindi il coraggio di dichiararsi alla giovane Maddalena, un po’ perché si era sempre reso conto della distanza sociale che c’era fra la vita della contessina e quella di un servo figlio di servi, e un po’ perché gli ideali di uguaglianza fra gli uomini gli avevano riempito la vita e le energie di tutte le giornate senza lasciare spazio a cose come l’amore.
L’aveva messo nel cassetto l’amore, Gerard. Non era mai stata una priorità.

Del resto, tanti anni prima, fu proprio a palazzo di Coigny che Gerard decise platealmente di prendere quella che era la strada che sentiva giusta.

Fu uno scandalo. Proprio mentre a palazzo si svolgeva uno dei grandi ricevimenti della Contessa con decine e decine di invitati elegantissimi del bel mondo della aristocrazia e del clero, Gerard fece irruzione nel salone dorato delle feste portando dentro una folla di straccioni e di bambini poveri che nelle immediate vicinanze vagavano alla ricerca di cibo mendicando.

Fece anche lo spiritoso Gerard e annunciò gli inattesi ospiti come si fa con gli annunci ai ricevimenti: “Sua grandezza la miseria!” disse a voce alta introducendo i mendicanti nella sala da ballo che iniziarono a molestare gli invitati.

Qualche dama ebbe dei mancamenti, qualche abate si disse scandalizzato, ma lui continuò la sua invettiva dichiarandosi stanco di vedere queste ingiustizie sotto i suoi occhi e se ne andò portandosi via il suo vecchio e malfermo padre, ancora destinato a servire i suoi padroni con i servizi più umili e duri, incuranti delle condizioni di età dell’ormai troppo vecchio servo.

Non appena la confusione si fu placata nel grande salone delle feste , la contessa, dopo aver scacciato Gerard per sempre platealmente, diede ordine all’orchestra di riprendere le danze e si giustificò con i suoi ospiti dicendo: “Ah quel Gerard… l’ha rovinato il leggere…”

Fu questione di poco tempo dopo quell’episodio e la rivoluzione dilagò in tutta la Francia. Gerard con il suo carico di rabbia contro le ingiustizie fece “carriera” fra i quadri rivoluzionari diventando uno dei funzionari più solerti e severi, dopo essere stato un vero eroe militare della Rivoluzione.

Ma Maddalena era ancora in giro, sia pur dopo tutti quegli anni, e a Gerard faceva sempre lo stesso effetto ogni volta che la vedeva. Lui adesso aveva avuto dalla vita molte soddisfazioni e le grandi responsabilità del ruolo pubblico e di eroe della rivoluzione amato dai cittadini, gli aveva quasi del tutto placato i furori giovanili.

Del giovane Gerard, però, rimaneva la stessa feroce passione del figlio del giardiniere nei confronti della figlia della contessa.
Disgraziatamente per Gerard, tramite la polizia segreta rivoluzionaria, venne a sapere che Maddalena era invece adesso innamorata follemente del poeta Andrea Chenier, in odore di essere nemico della rivoluzione, ma che nessuno riusciva ad incastrare con delle accuse circostanziate.

Gerard ha appena ricevuto l’offerta da una spia: se lui avesse compilato una relazione contro Andrea Chenier da portare al giudice per condannarlo a morte come traditore, avrebbe poi potuto ricattare Maddalena in modo da indurla a concedersi sessualmente in cambio della vita del suo adorato poeta.

Insomma, Gerard, l’eroe della rivoluzione, avrebbe scritto un atto d’accusa falso per appagare il senso e la voluttà. Un’infamia, una bugia, un delitto contro la giustizia e la verità, proprio quei fari in nome dei quali aveva combattuto per tutta la sua vita.

Eccolo lì, Gerard. Dover rinnegare tutta la sua vita per inseguire la passione della carne. È lì da solo, seduto sul tavolo con davanti le carte ancora bianche che dovranno essere riempite dalle false accuse.

E Gerard è diventato esperto nel costruire false accuse contro i presunti nemici della rivoluzione. Gli è capitato tante volte… si trattava di persone che veramente potevano nuocere alla causa della rivoluzione e dei cittadini e contro i quali era giusto forzare la verità e usare la menzogna. Ma adesso era la prima volta che costruiva delle accuse false solo per soddisfare un basso istinto.

“Nemico della Patria! – Una risata amara lo scosse – Una eterna bugia che il popolo è sempre pronto a bersi… Io lo so come si fa. Mettiamoci al lavoro:”
E iniziò a scrivere l’atto di accusa
“Nato a Costantinopoli? Bene – pensò – è straniero. Uno straniero è più facile che sia colpevole. “
“Ha studiato in accademia militare? Allora scrivo che è un traditore! Scrivo anche che è un complice di quel bastardo di Dumouriez. Poco importa che sia vero. Non c’è pietà per i traditori.”
“È un poeta? Questa è facile: si tratta di un pericoloso sovvertitore di cuori e di costumi.”

Ma qui Gerard si dovette fermare per un attimo a contemplare quella che era stata la sua vita fino a ieri, solo fino a poco tempo prima.

«Un tempo – ricordava Gerard – mi muovevo con gioia anche se stavo in mezzo agli odi e alle vendette più basse. Perché ero forte della forza che solo i puri di cuore hanno. Mi sentivo un gigante, allora. Mentre oggi il solo pensiero di mandare a morte Andrea Chenier mi fa piangere e tremare… come sono cambiato!»

«Un tempo  – rammentava – fui uno dei primi ad unire il mio grido alle istanze della Rivoluzione, fui il primo a utilizzare la mia indignazione e la mia rabbia contro l’ingiustizia che a ogni passo trovavo davanti agli occhi, per dare una casa ai miei ideali, per trovare una causa che valesse la pena di essere combattuta. Per una vita che valesse la pena di essere vissuta.»

«E ne ho combattute da allora di battaglie. E le ho vinte tutte, fino ad oggi. Sono sempre stato imbattibile perché sapevo di essere dalla parte del giusto. Tutto quello che volevo nella mia vita era risvegliare la coscienza nel popolo, raccogliere le sofferenze di tutti i vinti e sconfiggerle per sempre in un mondo nuovo, dove potessi finalmente abbracciare e amare tutti con un unico gesto.»

«Amare tutti, questo era la mia finalità, allora».

Questo ricordava con rimpianto Gerard.

Adesso, se volete, vi potete ascoltare le parole che canta Carlo Gerard nell’opera Andrea Chenier di Umberto Giordano.

Fatelo però mantenendo il testo davanti agli occhi e seguendo le parole che il personaggio recita cantando o che canta recitando. Come preferite.

Così, dopo che l’avrete ascoltata, capirete che cosa è la Lirica. Un modo di raccontare le storie che grazie alla musica e alle parole, grazie all’arte del canto, è capace di arrivare dritta al cuore.

Qui sotto c’è il testo dell’aria del racconto di oggi e se cliccate qui sopra potrete ascoltare una delle migliori interpretazioni di sempre di questo brano.

TESTO:

Nemico della patria!
È vecchia fiaba che beatamente ancor la beve il popolo!
Nato a Costantinopoli? Straniero!
Studiò a Saint Cyr? Soldato! Traditore! Di Dumouriez un complice!
È poeta? Sovvertitor di cuori e di costumi.

Un dì m’era di gioia
passar fra gli odi e le vendette
puro innocente forte
gigante mi credea.

Son sempre un servo

Ho mutato padrone
Un servo obbediente di violenta passione
Ah peggio!
Uccido e tremo.

E mentre uccido
io piango

Io della Redentrice figlio
per primo ho udito il grido suo pe’l mondo
ed ho al suo il mio grido unito.

Or smarrita ho la fede nel sognato destino.

Com’era irradiato di gloria il mio cammino! 

La coscienza dei cuor ridestar delle genti,
raccogliere le lacrime dei vinti e sofferenti,
fare del mondo un pantheon,
gli uomini in dii mutare.

E in un sol bacio
e in un sol bacio e abbraccio
tutte le genti amar!

E in un sol bacio e abbraccio
tutte le genti
amar!

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