Diamoci da fare.

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Detesto guardarmi indietro, mi piace guardare sempre verso il futuro, mi piace progettare.

Guardare al futuro è quello che sempre fa chi fa il mio mestiere: il teatrante. Quando mentalmente ripassiamo la scena che andremo a fare mentre attendiamo in quinta, stiamo pensando al futuro. Quando pensiamo a quel ruolo che dovremo interpretare in quell’opera in cartellone la prossima stagione, stiamo pensando al futuro. Quando pensiamo a progettare quella data regia, quella scenografia, quei costumi per quell’allestimento, stiamo pensando al futuro.

E guardare sempre al futuro ti allena a riconoscere e a pianificare per tempo possibili contrattempi o difficoltà, cercando di limitare gli inconvenienti già in fase di pianificazione e di preparazione.

Se in scena in un dato momento mi devo togliere la scarpa, so che non me la devo allacciare troppo stretta quando mi vesto; se in quella scena devo regalare a lei il mio fazzoletto, devo prepararmi il fazzoletto in un modo che sia facile prenderlo al momento giusto; se per quell’allestimento avrò solo un risicato numero di macchinisti per i cambi scena, dovrò prevedere delle scene semplici da smontare e da rimontare. E così via.

Questo allenamento a pensare al futuro fa sì che non sia possibile fermarsi in nessun altro campo della vita.

Ed è per questa deformazione che delle volte mi trovo scoraggiato a vedere dove una determinata situazione ci porterà. Ci sono dei momenti nei quali noi teatranti ci sentiamo come dei testimoni nella plancia di Schettino che urliamo inascoltati avvisando del pericolo imminente.

Ma è anche per questo che non ci diamo mai pervinti e che pensiamo sempre alla maniera migliore per ricominciare. Per ricostruire, per rimediare.

Insomma, io non posso pensare ad altro che alla maniera migliore per darmi da fare.

Diamoci da fare, quindi.

Gianluca Floris

 

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