Aggiungere gocce di bellezza al mondo. Un pensiero davanti alla morte del Venerdi Santo.

E stasera, che era Venerdì Santo, mi sono sorpreso a pensare a quale dovesse essere il pensiero di meditazione importante per questo giorno. Perché ogni giorno deve averne uno, per me. E allora Ho pensato che questa era un giorno di dolore. E ho pensato che il dolore più grande deve essere quello di un genitore che piange un figlio. Perché non è naturale che vada così. Dovrebbe morire prima il nonno, poi il genitore, poi il figlio e così via.
E allora ho pensato al dolore dei genitori davanti al cadavere di un figlio ucciso.
E in particolare ho pensato al dolore della mamma davanti al figlio morto. Perché quello della mamma deve essere un dolore ancora più straziante, perché quel figlio è sempre frutto del suo ventre, frutto dei suoi umori interni. E quel figlio ha imparato a conoscerlo nei nove mesi che l’ha costruito dentro di sé.
Al dolore della madre, ho pensato.

E poi è arrivata la notizia della morte di Enzo Jannacci. E ho pensato che la sua presenza mi ha accompagnato sin dall’infanzia, dalla prima curiosità artistica grazie alla televisione, fino all’interesse per il gioco in musica, alla fascinazione delle parole di chi è capace di raccontare con il sorriso e con la musica.

Che poi alla fine io nella mia vita ho fatto il musicista e lo sono diventato anche grazie alla educazione di tanti, fra cui Jannacci. E quindi la sua scomparsa mi ha colto in un momento nel quale pensavo al senso del dolore, della perdita. Al senso della pietà.

Ma alla fine mi sono ritrovato a pensare ad una cosa che non mi aspettavo: che non riuscivo a essere più triste di tanto. Anzi che forse non ero triste.

Perché persone come Jannacci, nel loro passaggio quaggiù con noi, hanno avuto il compito e il privilegio di lasciarci qualcosa di bello e di importante.

E allora ho pensato che ognuno di noi è chiamato a lasciare qualcosa di bello in questa vita. Qualsiasi cosa. Ho pensato che il mondo c’era prima di noi e ci sarà anche dopo. Solo che abbiamo tutti una grande possibilità: quella di lasciare una traccia, una testimonianza.

Io credo che un artista sia sempre un privilegiato perché il destino gli ha assegnato il compito di lasciare una traccia di bellezza eclatante nel mondo. Il mondo è stato migliore dopo Monteverdi, dopo Michelangelo, dopo John Lennon…  e dopo Enzo Jannacci, perché tutti loro hanno saputo immettere nel caos del mondo un pezzo di bellezza in più. E di quella bellezza ci nutriamo tutti, ora.

E l’artista fa questo senza nemmeno esserne cosciente, fa la cosa per la quale è nato e ha vissuto, testimone della bellezza racchiusa dentro ogni essere umano che in lui sgorga con naturalezza.

E ho pensato che ognuno di noi è chiamato a lasciare una goccia di “bellezza” per arricchire il mondo, e che chi non lo fa si perde una bellissima occasione. E soprattutto chi non lo fa priva tutti noi, tutti gli altri, di quella goccia di bellezza che avrebbe potuto lasciarci. Un’opera d’arte, ma anche una sapienza manuale, o dei figli molto amati, un gesto d’amore, quantunque piccolo ma profondo… tutti hanno l’opportunità di aggiungere un pezzettino di bellezza in più. Anche piccolissimo. Non importa.

A questo ho pensato stasera, nel Venerdì Santo nel quale ci ha lasciato anche Enzo Jannacci.

E ho pensato a questo duetto che da adesso potrà risuonare in un altro dove.

P.S.
Qui un bellissimo omaggio de IlPost.it con le cose più belle che ci ha lasciato Jannacci.

Gianluca Floris

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