L’offerta turistica del Sud Tirolo a confronto con quella della Sardegna

Questa è una serie di sei puntate che ho pubblicato l’estate 2013 su L’Unione Sarda su un confronto che ho voluto fare fra il sistema dell’offerta turistica del Sud Tirolo, che ben conosco, e quello che potrebbe essere in Sardegna. Lo ripropongo qui in versione integrale per chi non ha avuto l’occasione di seguirlo nelle pagine del quotidiano. Ringrazio il direttore Anthony Muroni per l’ospitalità.

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L’anno prossimo saranno quarant’anni che frequento d’estate le montagne del Sud Tirolo. Ho imparato da piccolo ad andare per questi sentieri: dapprima su quelli più impervi, e oggi (ahimé, l’età…!) su quelli più tranquilli, anche se altrettanto panoramici. Sin da piccolo ho sempre istintivamente considerato il Sud Tirolo come uno dei luoghi più distanti dalla mia terra di Sardegna, con boschi verdi e fitti, l’acqua che scorre dovunque, i paesini ben tenuti con fiori colorati a ogni balcone.

Da grande, invece, mi sono reso conto di quanto le nostre due terre avessero in realtà in comune: terre poco popolate e un tempo poverissime, conosciute oggi al mondo soprattutto per il turismo e per la biodiversità dei frutti della terra e dell’allevamento, con alcuni luoghi di bellezza naturale e di wildlife davvero mozzafiato.

Oggi mi rendo conto che la Sardegna e il Sud Tirolo hanno anche in comune le modalità della fruizione dell’ambiente da parte del loro turista medio: quello che in Sardegna sono le spiagge, qui in Sud Tirolo sono le alte valli con i sentieri. Un turista in Sardegna spesso ha il gusto e la possibilità di andare a visitare una spiaggia diversa ogni giorno. Ebbene, anche qui fra le cime del Sud Tirolo il turista-tipo ha il gusto di fare ogni giorno una gita in una valle diversa. Ecco, se sostituiamo le spiagge con le vallate, l’offerta turistica del comprensorio della Provincia di Bolzano ha molto di simile all’offerta della Sardegna.

Lo so che può sembrare un paragone tirato per i capelli, ma vi assicuro che non è così. Partendo da Cagliari oggi si va a Tuerredda, domani a Villasimius, dopodomani a Chia e poi si visita Costa Rei. Parimenti qui in sud Tirolo è molto diffuso il fare gite ogni giorno in una valle differente: oggi all’Alpe di Siusi, domani in Val d’Ultimo, dopodomani in Val Venosta e dopo ancora in val di Solda.

Se mi passate questa spericolata similitudine fra la mia terra, la Sardegna, e quella che conosco da quarant’anni, il Sud Tirolo, proverò su queste pagine ad entrare un po’ più nel dettaglio con questi paragoni e queste analogie.

Perché secondo me noi sardi abbiamo tutto da imparare da come il turismo è organizzato in Sud Tirolo, senza grandi catene alberghiere internazionali, senza hotel di proprietà di un padrone e con la gestione ad un’altra multinazionale, ma con una rete di ospitalità familiare diffusa da una stella a cinque stelle superiore. A portata di qualsiasi tasca.

Per fare un esempio: io e mia moglie quest’anno occupiamo un appartamento grazioso in centro a Malles Venosta nella Haus Monika e paghiamo 35 euro al giorno per l’appartamento. Prezzo per tutti, non di favore perché siamo noi. La prova la potete trovare sul web, se non ci credete.

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Sardegna e Sud Tirolo sono due terre con delle caratteristiche geografiche particolari. In ambedue i territori raggiungere località amene, spiagge o vallate, è spesso poco agevole a causa delle strade tortuose, strette e a volte pericolose, e i parcheggi non sempre riescono a ospitare le vetture di tutti i turisti, specie nei periodi di grande affollamento.

L’analogia che facciamo oggi riguarda il settore dei mezzi pubblici e l’offerta di mobilità sostenibile. Faremo un paragone fra la Val Venosta, dove mi trovo quest’anno, e la Costa Sud della Sardegna. Tutto il fondovalle della val Venosta è servito da una rete ferroviaria a scartamento ridotto che serve tutti i paesini che si trovano lungo il tragitto da Merano a Malles. I treni sono uno ogni mezz’ora o ogni ora a seconda della fascia oraria, dal mattino prestissimo fino all’ultima corsa che arriva a Malles da Merano alle 23.55

Da ognuna delle diciotto stazioni servite dal trenino, partono i servizi dei bus della SAD, l’equivalente della nostra ARST, che servono tutti i centri delle più piccole vallate laterali fino a dove le strade asfaltate finiscono e iniziano i sentieri.

Il rispetto degli orari di ogni singola corsa del treno non ha nulla di italiano, ma quello che ancora più risulta scioccante per noi non sud tirolesi è che anche gli autobus della SAD rispettano al secondo gli orari di partenza, di transito e di arrivo alle fermate.

Voglio dire che se l’orario dice che ci sono solo tre minuti di tempo fra l’arrivo del trenino alla stazione e la partenza del bus, state tranquilli che non ci sarà bisogno di correre perché quei tre minuti consentono anche a una anziana con difficoltà deambulatorie di raggiungere con calma il mezzo.

Poi la rete del servizio è davvero capillare. I BUS della SAD raggiungono qualsiasi borgo, anche se con 300 abitanti nelle case sparse, e in qualsiasi località vi troviate state pur certi che a portata di passeggiata c’è una fermata di bus della SAD che vi porterà a destinazione.

Questa distribuzione così capillare del servizio di trasporto pubblico ha fatto sì che questo sia per me il secondo anno che vengo a trascorrere le mie vacanze senza la macchina. Avete capito bene: data la capillarità del trasporto pubblico locale, ho ritenuto che la spesa per la macchina non fosse necessaria.

Ogni mattina prendiamo il trenino e poi un bus e ci troveremo alla partenza dei più bei sentieri della zona. Nel pomeriggio, al ritorno, troviamo il bus all’ora prevista per il ritorno alla nostra base.
Quindi il paragone di oggi è questo: immagino una rete di servizio pubblico che renda possibile per un turista che visita la costa sud della Sardegna andare a visitare le nostre migliori spiagge partendo al mattino o al pomeriggio e tornare quando meglio crede: al primo pomeriggio o al tramonto, o dopo. La MobilCard della Provincia di Bolzano costa 28 euro per sette giorni e permette di prendere qualsiasi mezzo pubblico.

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Questo viaggio nelle analogie possibili fra Sardegna e Sud Tirolo continua oggi parlando del cuore del problema: il sistema dell’offerta di ospitalità diffusa sul territorio.

Esiste a Merano il museo del Turismo presso il castello Trauttmandsorf(.it) dove si spiega in maniera esaustiva come è successo che questa terra, un tempo solo di pastori e agricoltori, sia diventata una meta fra le più ambite dal turismo di tutto il mondo.

Un tempo solo abitanti di una terra di passaggio fra Baviera, Austria, Svizzera e nord Italia, hanno dovuto imparare l’arte dell’ospitalità cedendo le loro umili camere da letto ai nobili austriaci di passaggio o bisognosi di un clima sano e soleggiato per combattere il mal sottile. Da allora di tempo ne è passato tanto, c’è stata la scoperta di Merano da parte della principessa Sissi che è valsa quanto milioni di spot pubblicitari.

Questo popolo non è mai stato di indole simpatica o affabile. Sono sempre stati pastori o contadini e le parole da scambiare con i viandanti sono sempre state poche. La simpatia non era il tratto istintivo della popolazione delle valli.

Eppure da allora sembra passato un millennio, anziché poco più di 150 anni. L’attenzione per il turista adesso è il cuore del sistema di ospitalità. Ogni borgo, malga (le stalle in alpeggio), casa isolata, comune o punto panoramico, è dotato di una struttura di piccola ospitalità o di ristorazione, sempre a conduzione familiare. Questa è la cosa che stupisce di più e che mi fa pensare che sarebbe una soluzione adatta per la mia terra di Sardegna: incentivare solo le strutture piccole e diffuse sul territorio a conduzione veramente familiare.

Finanche i cinque stelle dell’Alpe di Siusi – fra i più raffinati del Sud Tirolo – sono da generazioni gestiti dalle stesse famiglie che si tramandano di padre in figlio il sapere e l’arte dell’ospitare. Con questo sistema di incentivazione nel Sud Tirolo si assiste a un’offerta di oltre 10mila esercizi ricettivi sparsi che mettono a disposizione più di 200mila posti letto con 5 milioni di arrivi e 28 milioni di presenze. Il fatturato turistico annuale è superiore ai 3 miliardi di euro.

Ma quello che veramente rappresenta la ciliegina sulla torta di tutto il sistema turistico del Sud Tirolo è il ruolo della amministrazione pubblica. Gli Enti Provinciali per il Turismo hanno sedi finanche nei borghi più piccoli, forniscono ai turisti informazioni sulle disponibilità quotidiane di letti liberi in strutture di qualsiasi categoria, organizzano e pubblicizzano gite, eventi culturali e enogastronomici, oltre a fornire gratuitamente materiale informativo di ogni comprensorio.

Avete capito bene: se capitate all’improvviso in un ufficio EPT di qualsiasi comune, nel giro di pochi minuti uscirete con l’elenco dei letti liberi quel giorno per qualsiasi categoria di prezzo. Dimenticavo: tutte le piscine comunali sono a disposizione gratuita di chi soggiorna nei dintorni in strutture senza piscina. Il pubblico al servizio del privato.

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Proseguiamo con i nostri paragoni fra l’offerta turistica del Sud Tirolo e quella della nostra Sardegna. Abbiamo già detto che le spiagge della Sardegna stanno ai nostri turisti come le valli del Sud Tirolo stanno ai turisti che le frequentano. Per cui diamo uno sguardo su come la Provincia di Bolzano e i singoli comuni organizzano il territorio per renderlo più fruibile possibile a tutti.

Innanzitutto ad ogni inizio di stagione estiva, anzi già al disgelo di primavera, le autorità pubbliche si occupano della manutenzione dei sentieri che sono rimasti sepolti dalla neve per tutto l’inverno. Si rifanno i ponticelli in legno che scavalcano i torrenti e i rivoli, si mettono in sicurezza i passaggi più difficili o quelli ostruiti dalle frane, si diserbano i sentieri e si provvede alla segnaletica.

Ogni sentiero è contrassegnato da un numero e, laddove seguirne la traccia non risulti agevole, ci sono delle pietre o dei tronchi d’albero con un segno rosso e la relativa cifra. All’imboccatura di ogni sentiero vi è una segnaletica che comunica dove conduce il percorso e quanto tempo ci si mette a percorrerlo tutto.

Se al termine del sentiero vi è un rifugio, o una malga, o un punto di ristoro, all’imboccatura ci sarà anche l’indicazione che informa sulla apertura o eventuale chiusura della struttura. Oltre a ciò esistono in vendita in ogni tabacchi o edicola delle carte escursionistiche 1:25.000 che sono così dettagliate da avere indicato persino strutture minime come sorgenti, abbeveratoi o panchine, oltreché rifugi, malghe o ristori. Insomma prima di una qualsiasi gita si può sapere in anticipo cosa troveremo sul luogo e quindi ci si può organizzare all’abbisogna. Per di più ogni sentiero è segnato in base alla difficoltà e il sistema cartografico evidenzia nel dettaglio le pendenze di ogni singolo percorso.

Immaginate un sistema analogo che permetta a qualsiasi turista in Sardegna di conoscere in anticipo su una carta e con una adeguata segnaletica le caratteristiche di ogni singola spiaggia o cala, soprattutto di quelle meno conosciute o più difficili da raggiungere. Tipo di sabbia, caratteristiche del fondale, profondità del mare, esposizione della spiaggia in base ai venti, quali servizi di spiaggia se presenti, ecc. Molto si è fatto in Sardegna in questi anni da questo punto di vista e esistono ormai siti e servizi al turista che offrono queste informazioni.

Qui in Sud Tirolo, ecco la differenza, di questo se ne occupa l’amministrazione pubblica. In Sud Tirolo la Provincia o i Comuni si occupano delle risorse dei loro territori mantenendo il taglio del bosco, assicurandosi che tutti i passaggi siano in sicurezza, che i rifugi si dividano l’assistenza in alta montagna, ecc.

La sensazione che ho, dopo quaranta anni che frequento queste valli, è che qui si abbia piena coscienza che le bellezze naturali sono una risorsa economica fondamentale per i contribuenti e che per questo vadano mantenute e curate dalla Amministrazione Pubblica.

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Il viaggio fra le analogie e differenze che esistono fra l’offerta turistica del Sud Tirolo e quella della Sardegna prosegue, forte della mia testimonianza di frequentatore quarantennale della Provincia di Bolzano. In questa puntata farò riferimento alla valorizzazione dei prodotti dell’allevamento e della terra che costituiscono tesoro di biodiversità e di grande qualità in Sud Tirolo, come in Sardegna.

Fino a che il fascismo non decise di cercare di introdurre l’industrializzazione forzata fra queste terre, l’attività economica fondamentale delle valli del Sud Tirolo si basava sul ciclo del fieno. D’inverno le mucche stavano nelle stalle al caldo e mangiavano il fieno raccolto. D’estate gli animali venivano portati in alta montagna sui pascoli verdi e abbondanti mentre veniva raccolto il fieno concimato con il letame prodotto dalle mucche d’inverno. E così via per centinaia e migliaia di anni.

Nel secondo dopoguerra, quando apparve chiaro a tutti che nessun tipo di sviluppo industriale plausibile poteva essere introdotto credibilmente in queste valli, si decise di creare una politica di incentivazione al ritorno al ciclo del fieno con i contributi dati per riaprire le malghe e per riportare d’estate i capi all’alpeggio. Questo ha fatto sì che, oltre ad aver innalzato il livello di qualità dell’allevamento, le malghe abbiano ripreso vita estiva e che oggi rappresentino spesso anche centri di vendita dei prodotti come il formaggio e lo speck, oltreché di ristorazione per i turisti. Con un colpo solo questa politica di contributi per il ripristino della pastorizia tradizionale, ha provocato un aumento dell’offerta e delle fonti di reddito per gli operatori. Ci guadagnano infatti sia i pastori delle malghe (con i contributi e con le vendite dirette di beni e servizi) che gli operatori turistici del fondovalle che possono offrire ai loro villeggianti altre destinazioni delle loro passeggiate.

Non esiste poi paese o mercatino in Sud Tirolo, dove non trovino spazio tutti i prodotti del territorio: dai salumi ai formaggi, dalle tisane alle verdure dell’orto, dai capi di abbigliamento alle calzature. Non si tratta di negozi con prezzi da gioielliere ma di luoghi alla portata di tutte le tasche.

Tutti i coltivatori di mele della Val Venosta, poi, si sono consorziati con il marchio Marlene e si dividono costi di stoccaggio e di distribuzione in tutto il mondo. Questo saper orgogliosamente valorizzare i prodotti del territorio e la propria storia potrebbe rappresentare ancor più per la Sardegna uno strumento di crescita e di sviluppo economico futuro.

Incentivare la creazione di consorzi e marchi di piccola produzione alimentare, di allevamento e di coltivazione. Incentivare un nuovo sviluppo del sistema agropastorale utilizzandolo anche come attrattore turistico per allungare l’offerta stagionale. Potrebbero tutte essere soluzioni da copiare quasi integralmente anche in Sardegna. In Sud Tirolo hanno funzionato, perché non dovrebbe funzionare da noi?

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Siamo così giunti all’ultimo di questi appuntamenti dove, da frequentatore “anziano” del Sud Tirolo, ho raccolto lo spunto della pubblicazione sull’Unione delle parole di Antoni Simon Mossa del 1956 sul turismo in Sardegna. Quell’articolo parlava di un rapporto ancora oggi irrisolto e mal accettato fra i sardi e la naturale vocazione turistica della loro terra. E ho pensato al Sud Tirolo che ha voluto trasformare la sua vocazione agropastorale storica per riuscire costruire un sistema di sviluppo basato soprattutto sul turismo.
In Sardegna abbiamo le coste come attrattore turistico principale, mentre in Sud Tirolo sono le valli di alta montagna ad essere di interesse maggiore. Abbiamo visto come in Sud Tirolo sia stata la Pubblica Amministrazione a governare il comparto sia nei servizi che nelle strategie di medio e lungo periodo. In Sud Tirolo la Pubblica Amministrazione Locale fornisce strumenti per gli imprenditori in modo che l’industria turistica continui a rappresentare fonte di reddito e di occupazione.
Abbiamo visto come tutta la politica di incentivi nel turismo sia volta a sviluppare un’ospitalità diffusa, a fare ospitalità in ogni casa, in ogni alpeggio, in ogni borgo. Questo ha fatto sì che in Sud Tirolo l’offerta turistica sia integrata e intrecciata all’identita culturale millenaria delle popolazioni. Non esistono finti villaggi per fare da richiamo a turisti mordi e fuggi “all inclusive”, in Sud Tirolo si è scelto di portare i turisti nei veri villaggi e nei veri borghi un tempo sperduti.
Una scelta che a mio avviso dovrebbe e potrebbe essere più che adatta per la Sardegna, per rivitalizzarne l’economia, per promuovere anche l’interesse, ad esempio, verso le località dell’interno, ancora troppo snobbate dai grandi flussi turistici internazionali.
In quest’ultima puntata vorrei però evidenziare quella che è la differenza abissale tra le nostre due terre: in Sud Tirolo rimane davvero il 90% del gettito fiscale dei contribuenti Sud-Tirolesi, e la Provincia ha completa autonomia legislativa in materie fondamentali come cultura, lavoro, turismo, trasporto, agricoltura, commercio, industria, edilizia e strade. Argomenti dove lo stato centrale non può metter bocca.
In una parola il Sud Tirolo gode di una vera autonomia che si è garantita con decenni di lotte con lo stato italiano ma soprattutto con la ricerca e la stipula di accordi internazionali, con l’Europa e con le regioni confinanti.
Se possiamo utilizzare delle parole a noi familiari, il Sud Tirolo è l’esempio di una via autenticamente “sovranista” alla amministrazione del territorio, di una autonomia cercata e trovata con un grande dialogo internazionale. E infine, dopo quaranta anni di frequentazione di queste valli posso anche notare un altro elemento: i sud tirolesi amano profondamente la loro terra, curano le campagne, il decoro delle abitazioni che abbelliscono con fiori sui poggioli. Forse questa è la pre-condizione per qualsiasi sviluppo futuro della Sardegna.

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