Gener-Azioni. O di come la bellezza opera nelle nostre vite.

Succede a Cagliari. Si chiama Gener-Azioni ed è un progetto di workshop, laboratori, performance e masterclass sulla danza. Il tutto nasce da un gruppo di danzatori della Hochschule Folkwang di Essen in Germania, dove Pina Baush lasciò la sua indelebile impronta.

Proprio da un gruppo di quegli allievi nasce questo progetto Gener-Azioni che agisce nella città di Cagliari in questi giorni. Di seguito il concept del progetto e il comunicato stampa dell’iniziativa.

Ho parlato a lungo con Enrica Spada, danzatrice, coreografa e direttrice artistica, una delle due ideatrici del progetto internazionale, assieme a Caterina Genta. Le ho sentito descrivere il progetto sin dalle loro prime intenzioni e l’ho ascoltata come amico e – mi permetto – come collega artista. E visto che anche io ho fatto dell’arte la mia professione e visto che ho avuto anche io il privilegio di formarmi assieme a tanti colleghi artisti provenienti da tutto il mondo, sotto la guida di artisti di calibro mondiale, ho avuto l’esatta illuminazione del motore primo di questa iniziativa.

Enrica e Caterina, assieme a Rodolfo Seas Araya, a Jordi Puigdefàbregas Serra, a Mark Sieczkarek, e a tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di questo progetto, hanno un’dea precisa: quella di portare l’arte della danza a tutti, alle persone di tutte le età e di tutte le esperienze formative.

Perché a tutti gli artisti, siano essi musici o danzatori, pittori o poeti, l’arte ha sconvolto la vita, illuminandola di bellezza e dandole un senso profondo e appagante, a prescindere dalla grande sofferenza che spesso il vivere comporta.

L’artista è felice perché può esprimersi liberamente ed è felice appieno mentre agisce la sua arte. L’artista è un privilegiato perché ha imparato a lasciare fluire la sua energia più profonda ed a metterla in comunicazione con il mondo.

Con Gener-Azioni Enrica e le sue colleghe e colleghi hanno voluto restituire e diffondere quello che l’arte della danza ha dato loro e hanno voluto offrire questa opportunità non solo alle danzatrici e ai danzatori professionisti, ma davvero a tutti coloro che sono interessati a lasciare che l’arte e la bellezza ci sconvolgano la vita.

Questo è Gener-Azioni: una grande esperienza di restituzione al mondo di quello che dal mondo si è ricevuto.

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13 aprile 2014-04-14

 

Costruendo Gener-azioni

 

La danza come linguaggio di espressione ma anche di creazione , il corpo è un tutto che comunica in continua simbiosi tra spirito e materia. Il movimento del danzatore, la pratica, l’ascolto di sé, è un percorso che non finisce con la maturità. La profondità e la sapienza, la confidenza con se stesi, può produrre opere di grandissima valenza espressiva ed artistica. Viviamo in un’epoca singolare in cui gli adulti soffrono di un senso di colpa tanto grande quanto inutile e dannoso. su di noi la crisi e la decadenza del mondo , la fine dell’illusione di un’esistenza imperitura .

Ci rivolgiamo ai giovani dicendo loro: “ci dispiace, abbiamo sbagliato tutto, ora vi cediamo il posto , fate voi, noi ci eclissiamo, ci auto puniamo per i nostri errori, ci auto segreghiamo.

Così facendo non facciamo altro che continuare nel senso della distruzione, ancora una volta ce ne laviamo le mani, più o meno comodamente.

I giovani cui lasciamo campo aperto sono esseri troppo fragili e sfiduciati, non poggiano su valori certi , hanno paura di tutto perché non vedono il futuro se non come minaccia. ( M. Benasayag)

Lasciar loro il campo libero, senza alcun sostegno, senza un progetto condiviso con chi li ha preceduti, non ha senso. Dobbiamo trovare un’altra via, una modalità di scambio delle esperienze, seppur nella dialettica . Non per questo auspicare un ritorno al passato che è comunque stato per molti versi fallimentare, ma un piano d’azione per il presente, dove tutte le energie vengono messe in campo, gli errori vagliati e osservati criticamente, e i patrimoni di esperienze degli adulti e degli anziani non siano gettati via in toto, come fardello ormai inutile e obsoleto. Allo stesso tempo, gli anziani devono con coraggio rimettersi in gioco, mettere al servizio della comunità le proprie conoscenze,e sostenere con positività il lavoro dei giovani. Solo così le nuove generazioni potranno sentirsi forti per intraprendere a loro volta la guida del mondo.

Noi, nati tra gli anni ‘60 e ‘70 siamo quelli che più hanno incarnato l’illusione del benessere post II guerra mondiale. I nostri genitori pensavano che tutto da quel momento in poi sarebbe stato solo sviluppo e benessere, che il mercato e il consumo sarebbero stati sempre crescenti e sempre più appaganti, che le risorse del pianeta fossero infinite, che molte malattie sarebbero state sconfitte per sempre e che loro e poi noi avremo avuto una vita molto più facile e agiata dei nostri nonni. Illusione che nemmeno con la crisi petrolifera degli anni ’70 si è incrinata. Il sogno finì con il primo orribile scontro brutale con la nostra finitudine, era la metà degli anni ‘80 , per i nostri vent’anni scoprimmo che dietro l’atto più bello per la nostra età si nascondeva una malattia e una morte terribile. Questo fu l’inizio della fine del sogno, E noi attuali cinquantenni ne portiamo i segni indelebili sulla nostra pelle. Siamo scampati, sopravvissuti , siamo come dei miracolati , ma ci portiamo addosso quel senso di sconfitta, di amarezza , di disillusione.

Abbiamo messo del tempo prima di voler essere consapevoli che la fragilità umana è ciò con cui bisogna fare i conti ogni giorno. Insieme ai nostri genitori, che non hanno voluto arrendersi all’evidenza e non hanno saputo cambiare rotta in tempo, ci siamo trascinati fino all’ultimo stadio e ora siamo talmente sfiduciati, stanchi e arresi che non riusciamo più a trasmettere né gioia né speranza ai nostri figli.

Adesso però è venuto il momento di cercare e trovare nuove possibilità, di rimettere in gioco le nostre esperienze, pur riconoscendo gli errori, di donare tutto ciò che possiamo, recuperando ciò che era stato erroneamente messo da parte. Dobbiamo ricostruire una cultura di condivisione tra generazioni, pur nella discussione critica e radicale .

Abbiamo il dovere di affrontare criticamente le falsità accumulate negli ultimi decenni, delle quali siamo stati, se non i diretti promotori, comunque, in qualche modo, conniventi .

Connivenza, passività rispetto alle imposizioni più o meno occulte di “bisogni” fittizi per assecondare le esigenze di mercato, le estetiche mercificanti del corpo con le proposte di immagini corporee irreali e artificiali, l’illusione dell’eterna giovinezza e prestanza fisica per un consumo smodato di farmaci e panacee…La costante continua e perpetuata negazione della finitudine umana, con la rimozione di ogni possibile riferimento alla sofferenza e alla morte, le negazione di quella che è la cifra umana per eccellenza.( Aldo Masullo)

Ora è necessario riappropriarsi del senso tempo, come coscienza del nostro continuo cambiare e trasformarci, del nostro continuo morire e rinascere in ogni atto che compiamo o non compiamo. Il tempo come riflessione su ciò che ci attraversa e ci rende persone uniche e irripetibili, Il tempo come coscienza di sé , come sensus sui.

Da danzatrice, anche se cresciuta in un ambiente artistico che va molto oltre il puro estetismo per affondare nella profondità dell’essere, è una riflessione comunque difficile, difficile staccarsi dall’idea di un corpo che cambia, che non è più quello tonico, energico , vitale, prestante della giovinezza. Vincere la paura, fare della propria fragilità e debolezza un nuovo modo di essere e comunicare e quindi ricercare un diverso modo di danzare. Esplorare nuove energie, nuove capacità, nuove bellezze.

Sembra che questo termine “bellezza” ritorni spesso ultimamente, forse come segno di una riflessione estetica necessaria. .

Noi “generatores” crediamo fermamente nelle bellezze di ogni epoca della vita, nell’espressività di uno sguardo che ha un lungo cammino dietro di sé, nel movimento ponderato me preciso di una lunga esperienza, nella storia evocata delle rughe di una mano, nella luce di una lacrima che solca un viso segnato dalle rughe.

Crediamo che la danza, insieme al teatro siano i linguaggi propri dell’uomo, espressioni di quest’essere che unico ex-siste sulla terra, che è capace di trascendere e trascendersi. Ed è proprio attraverso queste straordinarie facoltà che possiamo sperare di recuperare il senso della vita, intraprendendo un nuovo patto tra generazioni . Una strada per ritrovare e infondere nuova fiducia nel mondo della vita. Siamo in un’epoca che non consente se non labili appigli al passato, non abbiamo un luogo a cui tornare, ma un presente da costruire e “creare”ogni giorno. Crediamo che la danza possa essere un mezzo utile per ritrovare il senso del proprio tempo, ritrovandoci in un CORPO vivente, non cosa, mero oggetto da nutrire e manipolare, simulacro di noi stessi, ma come unità , come unità inscindibile di spirito e materia, che pensa, sente, ricorda .

La danza è l’ attività umana per eccellenza, nessun altro essere vivente si muove solo per il solo piacere di muoversi , per il bisogno di creare , trasmettere, provare sensazioni, esprimersi. Creare suono, creare tempo , ritmo , musica con il proprio corpo insieme a tutto il proprio “spirito”. Per questo credo fermamente che essa rappresenti lo Strumento ideale per il riscatto dell’UOMO” per il suo ritrovarsi come essere unitario, come ente presente a se stesso e al proprio tempo ( interno ed esterno).

Con gener-azioni vogliamo cercare di offrire a tutti coloro che si avvicinano con curiosità al nostro percorso creativo, una via , una modalità di conoscenza e di sé e la possibilità di creare un sistema armonico di espressione della complessità e della diversità del genere umano.

La ricerca di un’armonia in movimento, così come in continuo movimento e trasformazione è la vita di ciascuno e del mondo in generale.

Il laboratorio che ci proponiamo di sviluppare in questa settimana, è “laboratorio”, nel vero senso della parola, un esperimento di come e se sia possibile l’incontro, la mescolanza, la comunicazione tra generazioni. Incrociarsi, guardarsi, toccarsi, ascoltarsi secondo modalità altre rispetto al tempo distratto e a volte stanco del vivere quotidiano . Darsi del tempo, per sé e per gli altri., questo il filo conduttore di tutto il percorso.

Noi 4 abbiamo deciso di raccontare e raccontarci dopo più di vent’anni di lontananza, abbiamo deciso che era TEMPO di ritrovarci per dar corpo alle nostre esperienze alla luce del nostro passato comune, valutare se i nostri desideri e le nostre passioni possono ancora percorrere un tratto di strada insieme, per noi stessi ma anche per avere ancora qualcosa da donare e condividere con nuovi compagni di viaggio.

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