Gli artisti sono di esempio per chi ha un impegno pubblico

CheloFiamma

È difficile da spiegare, quest’idea, ma ci provo.

Gli artisti vivono di priorità perché, quando salgono sul palcoscenico o quando stanno eseguendo la loro creazione, devono necessariamente mettersi alle spalle tutte le miserie (e le gioie) della vita quotidiana. Tutti gli artisti sono abituati a farlo, perché per un artista il momento della sua esecuzione viene “prima della vita stessa”, se mi passate l’iperbole.

Non si tratta di una scelta: devono farlo per forza. Nel momento in cui il pittore, lo scultore, il poeta o il compositore stanno realizzando la loro creazione, hanno solo quella come priorità. Tutto il resto viene messo alle spalle: la vita reale, i debiti, le incombenze, gli affetti, i doveri, le cure, le telefonate. Nel momento in cui il cantante, l’attore, il danzatore, il musicista stanno entrando in scena, hanno come priorità la loro esecuzione e tutto il resto verrà solo dopo.

Gli artisti ragionano così. Ci sono fior di esempi di artisti che – per inseguire la loro arte – si sono rovinati nella vita comune, perché non avevano quella come “priorità”. Ci sono fior di esempi di artisti che, ricevuta la notizia di un grande lutto, sono entrati comunque in scena ed hanno recitato, danzato, cantato e suonato al meglio e solo dopo hanno pianto.

Insomma: un artista vive di priorità. L’etica dell’artista è la sua arte. Tutta la vita dell’artista è consegnata a dare a quella sua “etica” tutto sé stesso e a considerarla come cardine della sua vita. Un artista ragiona dando alla sua arte una priorità “morale”.

Eccoci arrivati al punto che volevo fissare qui. Nel mondo presente occorre che chi è chiamato a ruoli di responsabilità pubblica (amministratori, politici, ecc.) viva lo spirito di servizio pubblico come priorità assoluta da mantenere ben chiara durante lo svolgimento della propria funzione, proprio come fa un artista con la sua arte. Nello svolgimento di una funzione pubblica occorre mantenere ben salda l’ “etica” del servizio pubblico come l’artista mantiene salda l’etica della sua arte e del suo essere artista.

Senza questo fuoco etico della “priorità” vedremo sempre politici che si fanno comprare case, manager da quindicimila euro al mese che – nonostante il ricco appannaggio – continuano a rubare e rubare e rubare perché la loro “etica” è il loro interesse privato, o perché non sanno nemmeno cosa sia l’etica, o perché non percepiscono il ruolo pubblico come una priorità. E invece occorre che chi svolge questi ruoli di responsabilità mantenga ferma la priorità etica dell’operare come “servizio” alla collettività.

Questo un artista (con o senza apostrofo, ovviamente) lo sa fare. Perché un artista ha vissuto e si è formato sulla urgenza etica e morale della sua arte, perché l’artista è sulla terra per svolgere quel compito, per servire la sua arte.

Dagli artisti tutti possono imparare. Dagli artisti tutti devono imparare. Per questo i teatri, le biblioteche, le sale da concerto, le collezioni d’arte, gli atelier dei pittori, le scuole di danza, le accademie di belle arti, i conservatori, sono tutti presìdi democratici fondamentali irrinunciabili.

Perché gli artisti rappresentano la vita e l’umanità come è, come è stata, ma anche come dovrebbe essere, in fondo.

 

Gianluca Floris

P.S. L’opera qui sopra raffigurata è “Fiamma”, olio su tela del mio amico e ammirato pittore Mariano Chelo, del quale riporto una frase adatta: “Gli artisti sono come le foglie, assorbono dall’aria della società l’anidride carbonica e la trasformano in ossigeno, così che l’umanità possa continuare a respirare.

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