Ma l’uomo è parte della natura o no?

Una cosa è strana: questa radicata convinzione che l’uomo e la natura siano in contrapposizione.

Le opere dell’uomo vengono viste sempre come contrarie alla natura perché si considera l’umanità “altro” dalla natura.

La razionalità vorrebbe che le opere umane fossero naturali quanto i formicai o le dighe dei castori. Invece quelle sono opere naturali mentre quelle umane sono contrarie alla natura.

Si arriva alla follia che si rinunci a fare delle opere importanti per la vita associata degli uomini per rispettare “la natura”, intesa come tutto quello che c’è al di fuori dell’umanità.

Non la capisco, questa cosa. A me piace vivere in mezzo agli altri uomini e godo delle sue costruzioni e delle sue inrastrutture, così come godo degli spazi naturali. Per me l’uomo È natura, non ne è al di fuori.

Non so come sia successo, ma c’è una corrente di pensiero maggioritaria (in occidente) che considera l’uomo e l’umanità come nemica della natura, e non “parte”.

Una visione “magica”, dogmatica, anti-razionale, sfiduciata, depressiva.

Anziché trovare la maniera di fare infrastrutture sostenibili e dall’impatto più ridotto possibile, si vieta di farle le infrastrutture.

Se questa visione folle fosse stata diffusa nel dopoguerra, l’Italia sarebbe ancora quella meravigliosa terra che era fino ai primi del novecento: povera, con i contadini che morivano di pellagra e le popolazioni di malaria. Senza autostrade, con ferrovie da far west e senza aeroporti.

Tutte opere contrarie alla natura – come dicono i nouvelle talibanes – e non ammirevoli infrastrutture create dalla più intelligente delle specie animali.

Il feticcio della wilderness e del non amore verso la comunità umana che provoca danni a noi occidentali.

Gianluca Floris

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