Il mestiere duro del giornalista nell’era dei migranti.

Deve essere difficile fare il giornalista in questi tempi.

Viviamo in un periodo di storica “resa dei conti” sociale. Un redde rationem dell’occidente che, dopo secoli di sfruttamento dell’Africa e del vicino oriente, si trova a fronteggiare una migrazione biblica.

Un periodo nel quale si presenta per la prima volta con urgenza l’esigenza di redistribuire le risorse e le ricchezze disponibili; un periodo nel quale lo smantellamento del nostro sistema sociale europeo cozza con le nuove urgenze e le nuove esigenze.

Non deve essere facile, per un giornalista oggi, alzarsi ogni mattina e andare a caccia delle cose peggiori del mondo, andare a scovare i peggiori istinti, dar voce alle persone peggiori, ai nuovi barbari dell’intolleranza, dell’egoismo, del “non nel mio giardino”.

Dev’essere difficile andare per le strade a intervistare i passanti per raccogliere le peggiori banalità sui problemi complessi, a raccogliere le peggio fesserie male informate su dinamiche delle quali i cittadini non hanno gli strumenti per comprendere.

È un lavoro duro, quello del giornalista che ogni mattina deve andare alla ricerca solo e solamente di quello che non funziona, quello che è marcio, tacendo tutto quello che di buono c’è fra di noi e tacendo le esperienze di virtuosa accoglienza e di cooperazione.

Deve essere difficile fare il giornalista oggi, dovendo dare ai cittadini l’impressione di vivere in un mondo peggiore di quello che è in realtà. Deve essere difficile andare a cercare ovunque il marcio per spiegare a tutti che sonotuttiladri ètuttounmagnamagna e deve essere complesso tacere di tutto quello che invece funziona, di tutte le esperienze positive che si vedono dovunque, di tutte le iniziative che hanno successo, di tutte le persone che riescono a realizzare i loro sogni.

Deve essere difficile fare il giornalista oggi, per spiegare diuturnamente che non c’è alcuna speranza, che è inutile impegnarsi, lottare, cercare di realizzare sogni e progetti.

Deve essere molto difficile oggi fare il giornalista per cercare ogni giorno le peggiori dichiarazioni, le peggio volgarità che escono dalla bocca del primo politico che passa, ignorando i ragionamenti complessi e virtuosi, perchè “non fanno notizia”.

E deve essere difficile oggi fare il giornalista per condurre dei talk show dove si fanno parlare solo cani bavosi che si danno sulla voce l’un l’altro urlandosi contro e non ascoltando mai. Senza provare una sintesi, senza analizzare i fatti, senza verificare i dati, accettando sempre qualsiasi falsità e mistificazione. Non deve essere facile.

Il pensiero di oggi va al mestiere duro di giornalista che oggi deve assolutamente rifuggire le analisi, gli approfondimenti e i confronti informati per ascoltare, sui temi difficili di oggi, solo e esclusivamente “l’umarel” che va a fare la spesa, la signora che passa per strada, il ragazzo che scende “a fare un po’ di casino”.

Il pensiero di oggi va al mestiere duro dei giornalisti dei media che “aprono il microfono” per sentire la voce “de la ggente” su tutto quello che di marcio c’è nel pianeta, in modo da dare voce solo a pareri “di pancia” e per nulla informati, relegando a una battuta breve (“perché dobbiamo chiudere”) il punto di vista pacato e civile. Perché “non fa notizia”.

Il pensiero di oggi va al mestiere duro del giornalista che è riuscito nell’intento di dare voce a chi non l’aveva, alla persona della strada, per toglierla definitivamente alle persone che hanno valori etici, morali, a chi fa volontariato, agli amministratori che trovano soluzioni efficaci pur combattendo con la burocrazia, ai ricercatori che approfondiscono studi complessi, agli operatori che realizzano progetti importanti e a tutte le belle persone che incontriamo ogni giorno. Non deve essere facile fare questo mestiere, ma il risultato l’avete raggiunto. Oggi hanno voce – finalmente – solo le persone che un tempo erano “senza voce”: gli ignoranti, i razzisti, i violenti, i volgari, gli approssimativi, i qualunquisti e i peggio settari. Non è stato facile e deve essere stato un lavoro duro, ma ce l’avete fatta a dar voce solo alla parte peggiore di noi. Bravi.

Un mestiere durissimo, quello del giornalista.

Ai pochi che, tuttavia, non si conformano ai dettami del giornalismo di oggi, vada un mio personale plauso ed una sincera ammirazione incondizionata. Per quei pochi giornalisti che non si conformano al mainstream dell’immondizia dell’informazione, è davvero il mestiere più bello del mondo. Lo credo davvero.

Buona giornata a tutti. Giornata, per me, romana e trasteverina. Colazione al bar della piazza che dà lavoro ad un vecchio disoccupato di quartiere, con il mercatino dove lavorano fianco a fianco romani, pachistani e bengalesi, con la vituperata AMA che anche stamattina è passata presto per ripulire tutto il quartiere, la signora che offre schedine precompilate del superenalotto in cambio di una moneta e che mangia gratis ospitata dai locali della zona, e con le studentesse che studiano per ore con la wifi gratuita del locale in cambio di un caffé. Per dire.

Gianluca Floris

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