la mancanza dello “spirito di servizio” nel gestire la cosa pubblica.

lapira1Il pessimo politico odierno, il pessimo amministratore pubblico, il pessimo manager pubblico, troppo spesso oggi ricopre il suo ruolo esclusivamente per vantaggio personale, anziché per “spirito di servizio alla collettività”.

Erroneamente i meno attrezzati fra i cittadini puntano il dito sulle esose paghe dei politici, pensando che sia quello il problema. Costoro generalizzano con un sonotuttiladri o con un ètuttounmagnamagna esaurendo le loro critiche con stupide questioni di scontrini o con indagini sul tenore di vita delle “famiglie” politiche.

Invece il vero problema di una nazione che fatica a riprendersi, a mio personalissimo avviso, è da ricercarsi soprattutto nell’inadeguatezza della classe politica odierna che, troppo spesso, dimostra di non essere capace di ricoprire i ruoli ai quali è chiamata (pur legittimati da elezioni oramai simili ad un brutto “talent”).

Qualsiasi istrione dalla battuta facile, che venga sovraesposto nei circhi televisivi dei Talk Show, diventa il politico del momento sul quale milioni di cittadini italiani, oramai inculturati e analfabeti funzionali nella stragrande maggioranza (dati OCSE 2013), ripongono messianiche speranze di una ventura “età dell’oro”.

Poco importa agli elettori italiani che si tratti di personaggi che non conoscono la differenza tra una determina dirigenziale e un decreto assessoriale, tra un DPR e una legge delega, tra una norma costituzionale e un decreto attuativo.

Si vota quello che “dice cose giuste” in TV, e poco importa se sono solo ovvietà tipo “bisogna dare più soldi ai poveri”, “bisogna smetterla con gli immigrati”, “basta coi ladri”, e altre banalità del genere senza avere la minima idea di “come” raggiungere questi obiettivi.

Ma i veri danni sono provocati dai politici, manager e amministratori che sono assolutamente inadeguati a ricoprire il loro ruolo, anche se corredati da milioni di voti a loro sostegno o da quadrature politiche perfette.

L’incapacità e l’inadeguatezza dei politici e dei manager pubblici è diventata palese e ancor più dannosa con la scomparsa dei partiti come centri di rappresentanza sociale e con la conseguente scomparsa degli apparati che si occupavano di prepararli, di studiare gli effetti delle norme da proporre e che elaboravano i dati disponibili, li confrontavano con i dati degli esperti e degli studiosi del settore.

Con la conseguente scomparsa della consapevolezza sociale del ruolo del politico, del manager pubblico o dell’amministratore, con la conseguente scomparsa del rigore nel preparare i provvedimenti legislativi e le strategie di intervento in qualsiasi settore, osserviamo il proliferare di ricorsi al TAR a causa di leggi e norme scritti da il primo Simplicius di passaggio, e assistiamo al fenomeno dei magistrati costretti a ricoprire un ruolo che, invece, appartiene alla politica.

Perché uno degli effetti dell’inadeguatezza dei gestori della cosa pubblica – il più evidente – è quello di produrre norme e provvedimenti incongrui e illegittimi secondo l’ordinamento vigente o secondo i principi costituzionali.

È questo il problema principale. Un manager pubblico viene oggi nominato (quasi sempre) solo per appartenenza, perché “tocca a lui”, non perché porta un progetto di sviluppo o di gestione, non perché è l’interprete di una “visione” prospettica di azione sociale ed economica, non perché è una persona adatta a ricoprire quel ruolo.

Ci sono (evvivaddio) delle belle eccezioni a questo mio generalizzare, ma quando troviamo un manager pubblico o un politico o un amministratore che operano per il bene pubblico, prima del proprio vantaggio squisitamente personale, che è all’altezza del suo ruolo, che sa circondarsi dei migliori consulenti, che ha capacità d’azione e coraggio nell’operare, è solo fortuna.

Occorre un’inversione di tendenza che non può non passare da una nuova campagna etica di coscienza dell’importanza dello spirito di servizio nel ricoprire ruoli di rilevanza pubblica.

Ricominciamo da qui. Non basta certo fare il ministro per novecento euro al mese per essere un buon ministro. Non basta essere disposti a ricoprire gratis un ruolo pubblico per essere un buon amministratore.

Per il vantaggio di tutti, chi ricopre ruoli di responsabilità deve essere idoneo per attitudine e capacità e deve avere coscienza della responsabilità che comporta la sua nomina.

Lo “spirito di servizio” è, a mio avviso, quello che distingue un politico e un manager valido da uno inadeguato.

Gianluca Floris

Advertisements

About gianlucafloris

"gianlucafloris" punto "me" "gianlucafloris" dot "me"
Gallery | This entry was posted in Elezioni, Uncategorized and tagged , , , , . Bookmark the permalink.