Elezioni comunali di Cagliari -Quello che mi fa schifo

Si avvicinano le elezioni comunali della mia città: Cagliari. Il sindaco uscente viene ricandidato dalla coalizione del centrosinistra. Poi c’è il polo dei Riformatori con Pierpaolo Vargiu, c’è il polo civico di Piergiorgio Massidda, e poi altri candidati come Enrico Lobina, Paolo Matta, i grillini di Casaleggio e mi scuserete se dimentico qualcuno.

Tanto non sono un giornalista e non ho obblighi di sorta. Sono un libero pensatore che esprime sul mio blog (questo) la sua opinione.

Ed eccola la mia opinione. Sono un convinto assertore della necessità di condividere nel web sempre cose positive, che facciano pensare, che facciano bene.  Ma qui vi voglio dire che cosa mi fa schifo.

Le elezioni comunali sono strane competizioni. Nessuno guarda a programmi ma alla fiducia che il candidato sindaco gli ispira. Perché i programmi sono tutti belli: ambiente, cultura, sostenibilità, lavoro ecc.

La competizione vera è su quanta fiducia si ripone sul candidato che – secondo noi – dà maggiori garanzie di poterlo realizzare, il programma dei programmi. Il programma comune a tutti i candidati.

Ma lo schifo che provo – quello di cui voglio parlare qui –  è quello diretto alle persone che iniziano a insultare e denigrare il presunto avversario come persona, non come portatore di una proposta. Leggo insulti personali, molto personali, troppo personali. E quello beve, e quello ha problemi, e quell’altro è a giudizio, e quello lì è indagato e quello lì è un figlio di buona donna e disonesto e così via.

Ecco, sentivo il dovere di dirvi che voi che state iniziando a mettere il vostro “tifo da talk show” sulle pagine dei social, mi fate schifo. Voi giornalisti che – non so se per ordini di scuderia o perché avete sinceramente deciso di mettere la vostra “nobile professione” al servizio della vostra appartenenza – mi fate schifo. Pesantemente schifo.

Lo so che oramai, educati come siete dalla deiezione televisiva, non siete in grado di fare ragionamenti che abbiano un senso logico e non da tifoseria calcistica. Ma sono atteggiamenti che mi fanno davvero schifo.

Sogno una campagna che parli della mia città e soprattutto delle maniere CONCRETE di come raggiungere gli obiettivi che tutti a parole dicono di avere: ridurre le diseguaglianze, offrire più opportunità per le imprese e gli investimenti, creare così i presupposti per nuovi posti di lavoro.

E invece no. Solo insulti personali e considerazioni da masterchef quando si sbagliano i piatti. O insulti che non hanno altro scopo che cercare l’applauso della propria tribù, come accade nei programmi che sono le uniche palestre che vi hanno educato: i talk show.

Provo un sincero schifo davanti a tutto questo che vedo. Mi fate davvero ribrezzo.

Ve lo volevo dire, usando parole forti.

Perché io ho tutta un’altra idea su cosa dovrebbe essere la militanza e l’impegno politico, su cosa dovrebbe significare candidarsi a guidare una comunità cittadina, il mattone fondamentale del nostro vivere associato.

Questa idea cerco di testimoniarla in tutto quello che faccio, al meglio che posso (che non vuol dire che io non faccia errori, anzi) e così cerco instancabilmente nel mio piccolo di additare le esperienze migliori, gli spunti secondo me più interessanti.

Ma veramente mi fate schifo, o voi che operate in questa maniera. Voi che volete sporcare la competizione, voi che pensate solo agli insulti come unica modalità espressiva, voi che vi fate belli con le volgarità di bassa lega per farvi applaudire. Voi che avete come unico mantra quello di denigrare gli avversari con ogni mezzo. Siete degli avanzi della parte peggiore della televisione italiana.

Mi fate schifo, provo schifo per queste modalità. Ve l’ho detto. Lo dovevo dire.

 

Gianluca Floris

 

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