Quello che mi hanno insegnato i campioni dello sport


C’è stato un tempo della mia vita nel quale lo sport aveva un grande spazio. Non ho mai avuto una grande passione per il calcio, anche se lo ho seguito con divertimento fino all’Heysel, mentre il basket mi ha conquistato fin dall’adolescenza. Ma anche l’atletica, il ciclismo, il tennis e la Pallavolo sono stati per me importanti e appassionanti.

Sin da piccolo mi appassionavo a quegli atleti che lasciavano il segno: come Edwin Moses, Sergej Bubka, Carl Lewis, Miruts Yfter, Johan Cruijff, Earvin “Magic” Johnson, Julius “Dr J” Ervin, Diego Armando, Jimmy Connors, Ilie Nastase, André Agassi, Merckx, Chioccioli, Lucchetta, Zorzi, ecc.

E anche nei fortunati anni in cui ebbi il privilegio di seguire (unico radiocronista in diretta) il quintetto dell’Esperia che rischiò la A2 (infrantosi al Palamaggiò di Caserta contro la Facar Pescara), provavo le stesse fascinazioni verso i nostri Stefano Pillosu, Pippo Lai, Massimo Turella &Co. (E Dotta e Panzan e tutti gli altri che mi perdoneranno se non nomino)

Ma tutti questi atleti che mi hanno affascinato, tutto quello spettacolo sportivo che cosa mi ha lasciato dentro?

È giunto il tempo di fare un primo bilancio e credo di aver identificato il bandolo della matassa dei ricordi e dei miei “miti” giovanili. Tutti questi grandi e piccoli campioni  mi hanno insegnato a non mollare, a non mollare mai.

Questo è l’unico insegnamento che davvero mi ha tatuato sulla pelle l’aver seguito intensamente lo sport per i primi 25 anni della mia vita: se vuoi arrivare all’obiettivo, devi spingere sempre verso quello, solo in quella direzione, con tutte le tue forze, in ogni momento.

E anche i team degli sport di squadra che sono rimasti come esempio in me, sono quelli (Come i Lakers di Pat Riley) nei quali ogni passaggio era verso la meta, verso la realizzazione. Quei team nei quali tutti i giocatori non mollavano mai, fino all’ultimo.

È questo che mi porto dietro, la convinzione che non si deve mollare mai. Ma proprio mai.

Gianluca Floris

P.S. Il video in apertura del pezzo è una delle tante gare dei 10mila metri di Miruts Yfter che, come al solito, si stacca solo negli ultimi 400 metri. Non lo dimenticherò mai. Se non ne avete voglia, andate al minuto 8’05” direttamente e guardate quanto “lascia” agli altri.

 

 

 

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