Il pericolo di depotenziare il parlamento.

 

Dalla testimonianza di un Senatore in carica dai primi anni duemila che riporto qui.

Quando fui eletto nelle file del mio partito di sinistra, c’era al governo Berlusconi. Lui governava con utilizzo smodato di voti di fiducia, maxiemendamenti e Decreti Legge. E io facevo una grande opposizione, nel nome della indecenza di esautorare il parlamento delle sue attribuzioni costituzionali.
Poi andammo a governo con Prodi. Anche lui, però, governava con voti di fiducia, maxiemendamenti e Decreti Legge, esautorando il parlamento. E io tacevo, per spirito di obbedienza al mio partito.
Poi tornò al governo Berlusconi. Di nuovo governava con voti di fiducia, maxiemendamenti e Decreti Legge, esautorando il parlamento dalla sua funzione.
Poi venne Monti, che portò avanti la sua azione di governo con voti di fiducia, maxiemendamenti e Decreti Legge. Poi venne Letta e anche lui voti di fiducia, maxiemendamenti e Decreti Legge. Poi venne Letta che ugualmente fece uso di voti di fiducia, maxiemendamenti e Decreti Legge per la sua azione di governo. Adesso c’è Renzi che, come vedete, governa a colpi di voti di fiducia, maxiemendamenti e Decreti Legge.
Questo accade perché il sistema bicamerale non esprime una maggioranza netta che permetta di mettersi d’accordo su nessun provvedimento, ostaggio com’è delle azioni di piccoli gruppi che tengono in scacco l’azione legislativa.
Votare l’abolizione del Senato e lasciare a una sola camera di eletti dal popolo i compiti di votare la fiducia, vuol dire restituire alla maggioranza votata la possibilità di produrre leggi, restituendo al parlamento la sua funzione legislativa.
Perché con questo sistema, se rimarrà con il successo del NO, si continuerà a avere governi che operano attraverso l’uso smodato di voti di fiducia, maxiemendamenti e Decreti Legge.
La proposta di modifica costituzionale va in questa direzione.

Gianluca Floris

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