La clausola di supremazia dello Stato sulle Regioni

autostradadelsole

Questo è un post che il mio amico Daniele Carbini (sardo di Tempio Pausania, imprenditore-mugnaio e laureato in Filosofia) ha voluto affidare al suo wall di Facebook. Un ragionamento sulla rivolta delle Regioni che vedono la definizione delle competenze Stato/Regioni del Titolo V della Costituzione, come un attentato alla loro autonomia.

Immaginiamo di fare una grande strada modernissima e con tutti i crismi dell’innovazione tecnologica che ci spinge direttamente e finalmente nel futuro, che parte dalla città più a nord della nazione e arriva a quella più a sud. In una nazione si dovrebbe considerare razionale e naturale che un simile progetto sia da considerarsi di respiro appunto nazionale, perché interviene su molte regioni e l’interesse ed il beneficio è di tutta la comunità italiana e non limitato ad una cerchia ristretta di territorio e di popolazione. Naturale anche pensare che una simile opera di respiro nazionale sia in grado di affrontare un investimento di portata non sostenibile dalle singole regioni. Ora, se si dice che la gestione dei trasporti e delle infrastrutture relative è di competenza dello Stato che cosa significa? Ma anche, che cosa significa il contrario? Se noi oggi, con le regole odierne e vigenti, dovessimo fare l’Autostrada del Sole a cosa andremmo incontro? Riuscirebbe lo Stato Italiano a realizzarla oggi? E se sì, in che modo? Alla fine avremmo un’autostrada identica per la realizzazione di ogni sua parte, in ogni regione che coinvolge? I costi e i materiali sarebbero omogenei lungo tutto il percorso? Quanti enti vengono coinvolti per ogni pezzetto di terra? Province, Anas, Comuni, privati cittadini che non sono disposti a cedere i terreni, potenti che obbligano a modifcare i percorsi perchè sono intoccabili, esposti ambientalisti, galline prataiole che stanno covando le uova, periti, analisi dei territori, conflitti di appalti privati perchè in quegli ettari era previsto un campo di fotovoltaico di un investimento privato estero, boschi eolici, chi più ne ha più ne metta. Soprattutto, c’è da porsi un’altra questione più delicata: come vivi la costruzione di una strada dello Stato sul tuo territorio? Lo vedi e lo senti come una perdita di sovranità? La vivi come imposizione dello Stato centrale sulla tua terra? La vivi come una violazione della sovranità del territorio e della popolazione del luogo? E se questa realizzazione è fatta con il benestare della tua Regione? E come vivi questa realtà se la tua Regione invece punta i piedi e si rifiuta di trovare un accordo e lo Stato reagisce con una clausola di supremazia nazionale? È normale che io non possa costruire un’autostrada in modo coerente che unisce la nazione, perché le regioni rivendicano sovranità e competenza nei propri territori? Ti pare normale ad esempio che io abbia l’Autostrada X straordinariamente moderna ed efficiente da Milano fino a Bologna, poi niente fino a Roma, poi un pezzo di pseudoautostrada da Roma a Napoli e poi 500 cantieri aperti e bloccati da Napoli fino a Bari? Ti pare normale e razionale avere 10 km di autostrada con i fiocchi e poi tutto in aria per 50 km con decine di aziende in subappalto fallite e lavori bloccati in attesa di una nuova assegnazione di appalti e di costi aumentati perchè nel frattempo sono cambiate le condizioni di costi dei materiali e via discorrendo?
Rispondere a questi quesiti non è banale come può sembrare.
Si pensi ad esempio alla Salerno Reggio Calabria o alla Sassari Olbia o alla Carlo Felice o alla TAV.
Insomma è in questi termini che devi ragionare per capire, al di là degli schieramenti e delle propagande, che cosa ti sta bene e che cosa non ti sta bene. Se ti piace come funziona oggi o se pensi che le cose vadano riviste e cambiate radicalmente.
In ogni caso, io continuerò a chiedermi come abbiamo fatto a realizzare l’Autostrada del Sole con meno soldi di quelli previsti e in tempi di consegna inferiori a quanto stimato. Per me è una leggenda. Per me quell’autostrada c’era già prima dell’umanità stessa.
Daniele Carbini.

Gianluca Floris

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