Cosa dicevano Renzo Laconi e Emilio Lussu sulla Costituzione?

Colgo lo spunto di una persona plurititolata, della quale non faccio il nome, che si è messa a spulciare fra gli atti che portarono ad approvare la Costituzione della Repubblica Italiana. Si scoprono un sacco di cose molto interessanti.

seduta Adunanza generale Commissione 75 del 29 gennaio 1947. All’odg la proposta della Seconda Sottocommissione, confermata dal Comitato di redazione, che la Camera dei Senatori sia eletta per un terzo dai membri dei Consigli regionali e per due terzi dai consiglieri regionali della Regione. Il problema che si pone è la estrema diversità dei Comuni italiani. Se ci si basa sulla popolazione (come vorrebbero le sinistre) prevarranno le grandi città, quelle dove è più radicata la classe operaia. Sennò i piccoli comuni, a base contadina. Non si tratta di un problema di poco conto. Di qui una serie di emendamenti, tutti molto interessanti. Mortati (Dc), uno dei grandi padri della Costituzione, propone che i senatori siano eletti per 1/3 dai membri dei consigli regionali e per 1/3 da quelli dei consigli comunali; ma poi aggiunge 1/3 di appartenenti a categorie economiche individuare. Ciò per dare rappresentanza, oltre ai partiti (che Einaudi, in un intervento durissimo, critica, prevedendo che essi diventeranno “macchine” organizzative potentissime), anche alle forze economiche e sociali. Anche l’on. Fuschini si dichiara per il Senato eletto indirettamente. E, con differenze interessanti da lui, anche Laconi (sono – dice – per il suffragio universale indiretto). Tutti in quel dibattito danno per scontato che il Senato dovrà svolgere mansioni diverse da quelle della Camera.

Ecco l’opinione di Renzo Laconi, Assemblea Costituente, sulle due Camere:
“Ma quante precauzioni non si sono prese, per poter rendere inoperante il potere legislativo, già con la istituzione d’una seconda Camera accanto alla prima? Ognuno sa quale battaglia ci sia intorno a questa seconda Camera legislativa, che dovrebbe concorrere all’opera della prima e perfezionare l’opera della prima, ma insieme dovrebbe limitare la prima Camera, la quale, data la sua derivazione popolare, è ritenuta per sua natura avventata e temeraria”.
Sulla formazione delle leggi:
“Ma non soltanto in questo modo sono stati predisposti dei limiti all’attività del legislatore. Altri limiti e freni sono stati previsti nella procedura, la quale è di una tale lentezza che io vorrei, onorevoli colleghi, per provocare la vostra meraviglia,e e per stimolare lo scrupolo di coloro stessi che hanno partecipato alla stesura di questo progetto, vorrei, dico, farvi la storia, l’itinerario di un disegno di legge, il quale partirà dal Governo un determinato giorno e giungerà un determinato giorno alla prima Camera; questa dovrà sottoporlo ad una sua Commissione e poi dovrà esaminarlo, discuterlo, approvarlo in Assemblea plenaria, e quindi dovrà rimetterlo all’altra Camera, che, a sua volta, ripercorrerà tutti i gradi della procedura, sicché entro un mese dalla pronunzia della seconda Camera, la legge potrà finalmente essere pubblicata e venti giorni dopo entrerà in vigore, a meno che non intervenga un conflitto. Se infatti l’altra Camera si pronunciasse in senso contrario o tacesse, si aprirebbe in tal caso tutta una procedura nuova, Avremmo allora l’intervento del Presidente della Repubblica; ed eventualmente il referendum, E se anche non vi sia il parere sfavorevole della seconda Camera ma la legge venga approvata con meno dei due terzi dei voti, essa è sospesa quando ve ne sia richiesta di 50 mila elettori o di 3 Consigli regionali ed entro due mesi 500 mila elettori o 7 Consigli regionali debbono pronunziarsi; soltanto dopo tale pronunzia può mettersi in moto la macchina lenta e complessa del referendum. Io penso che tutta questa parte solleverà indubbiamente le critiche di coloro stessi che l’hanno sostenuta e ne hanno promosso l’inserimento nella Costituzione […]. Sono state inserite tante more, previste tante lentezze nella procedura legislativa, che il legislatore di domani dovrà essere forzatamente inoperante, incapace di venire incontro alle esigenze che possono prospettarglisi”.

Ed ecco, dalla seduta del 29 gennaio 1947, l’opinione di Lussu:
“Avverte che, nella risoluzione del problema in esame occorre tener presenti alcune premesse che scaturiscono dalla discussione avvenuta in sede di II Sottocommissione: 1) la seconda Camera ha carattere regionale e pertanto egli aveva proposti che si chiamasse “Camera delle Regioni”m ma la sottocommissione non approvò la proposta; 2) la proporzionale, per quanto non piaccia all’on. Einaudi, è accettata dalla maggioranza della Seconda sottocommissione e, crede, dalla Commissione dei 75; 3) la seconda Camera non dovrebbe essere, come sostiene l’on. Mortati, espressione di categorie e di interessi professionali [..]. Pensa inoltre che si sia di massima riconosciuto che le due Camere non potessero essere espressione dello stesso corpo elettorale e quindi si sia escluso il suffragio universale diretto per la seconda Camera”.

Queste alcune delle opinioni dei famosi “padri costituenti”, figure oggi mitizzate e “superuomizzate” (concedetemelo) come se la Costituzione fosse un testo di legge religiosa, e come se non contenesse l’art. 138, sempre previsto dai mitici padri costituenti, per modificarla, questa Costituzione.

 

Gianluca Floris

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