L’Amore non ha niente di romantico.

Premessa culturale, premessa razionale, premessa materiale.
In principio era il Verbo, quindi. Nella nostra cosmogonìa, il Dio crea l’universo con la parola. “Sia la luce”: che la luce esista. E la luce fu, e la luce esistette da quel momento. Non esiste nulla del quale non si possa dare un nome; né nel mondo fisico né in quello metafisico. La creazione è “dare un nome alle cose”, perché la parola è vivificante, creatrice, magica. Anche nella tradizione della Magia, è la parola ad avere il potere, ad avere la capacità del “Fare”. Parole che danno il potere, parole d’ordine, parole che consentono il passo ad un checkpoint. La parola è il simbolo, la chiave del potere. Dare un nome alle cose, è il potere che la specie umana ha sulla natura. Possedere le parole che solo in pochi conoscono, è il vero potere di alcuni uomini sugli altri.
Questa capacità umana di assegnare un nome a tutto, unica specie terrestre capace di un linguaggio complesso e strutturato, è il soggetto di questo lavoro. In questo lavoro attribuisco un significato alla parola “Amore”, nel nome della quale tanto si è fatto nella storia e tantissimo si è detto nella cultura. Si tratta di un metodo non scientifico, beninteso. Si tratta di un metodo per certi versi logico, razionale. Parlerò di Amore, ma del suo significato più concreto, meno poetico e romantico possibile. Solo scarnificando il significato della parola “Amore” potremo evidenziare il suo significato più nascosto e potente.
Si tratta di un procedimento che non attiene a conoscenza di libri o di formule matematiche, ma esclusivamente ai processi logici di ogni cervello umano pensante. Basta solo seguire ogni passo che viene descritto, con la massima cura possibile. Vediamo se riesco a condurre il lettore verso il punto di arrivo cui desidererei.

L’Amore nella nostra cultura.
Certo che non è semplice parlare di Amore e di quello che normalmente significa nel nostro presente e in tutta la storia che abbiamo alle spalle. Amore è la tensione verso l’amata o l’amato. Amore è volere il suo bene e vivere, palpitare solo per il nostro oggetto d’amore. Amore verso i figli, totalizzante e condizionante qualsiasi azione che si compie nel giorno, tutti i giorni. Amore filiale nei confronti dei genitori, dei fratelli, verso coloro con il quale si condivide l’origine della vita, gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. Amore verso i membri della propria famiglia o verso la persona con la quale si vuole creare una nuova famiglia.
Ancora amore verso gli amici, perché anche in amicizia vi è amore, condivisione, empatia, come con i parenti. L’amore verso la propria patria, la casa comune che ci affratella e in nome della quale si è persino disposti al sacrificio, se è in pericolo. Amore verso i propri compagni di difficoltà, di squadra, di percorso di studi o di formazione in generale. L’amore verso il prossimo, in generale, è quello cui tendere secondo molte religioni e credenze filosofiche. Ma questo è un tipo di amore del quale davvero pochi possono dire di avere notizia, e in ogni caso si tratta solo di persone rare perché si discostano dalla media degli esseri umani.
Ogni nostra manifestazione di cultura, sia essa figurativa, poetica, narrativa, pittorica, musicale o tersicorea, si è occupata o è stata ispirata dall’amore. Dalla notte dei tempi. Da quando l’essere umano ha strutturato la capacità di esprimersi con un linguaggio.
E ci sono stati i poemi in ogni cultura, che raccontavano di amori e di lotte per contrastarli o per ottenerli, ci sono state rime e canzoni, racconti lunghi e illustrazioni. L’Amore è stato la chiave per leggere tutte le testimonianze culturali dell’uomo sulla terra. Chi prova amore verso una persona, vuole raggiungerla e unirsi a quella. Chi prova amore per la sua famiglia, reagisce quando la sicurezza dei suoi componenti viene messa in pericolo. L’arte e la cultura hanno descritto, raccontato e rappresentato sempre l’Amore, in tutte le sue declinazioni.
Di definizioni di Amore ne abbiamo una caterva, provenienti sin dalla notte dei tempi.
Eppure non sono queste definizioni che ci interessano. Avevamo detto nelle premesse che avremmo definito il termine Amore, scarnificandolo di qualsiasi significato che non fosse concreto e materiale.

Il significato materiale dell’Amore.
Sgombriamo il capo da qualsiasi romanticismo o poesia. Definiamo l’amore come l’istinto animale proprio della nostra specie. Istinto volto alla riproduzione, alla protezione della prole, del nucleo familiare, del clan, del villaggio e di qualsiasi appartenenza che possa permettere di vivere con maggiore sicurezza e di perseguire la ripproduzione. È un istinto primario, quello di difendere la propria appartenenza, il proprio gruppo. Si tratta di una pulsione irrefrenabile e inevitabile. Perché la spinta più forte che ogni animale ha è quella della sopravvivenza, ed è irrefrenabile perché è un istinto di specie che porta a preservare la possibilità di riprodursi come soggetto, come gruppo e quindi come specie tutta. Togliendo dal campo della definizione di Amore tutte le sovrastrutture culturali delle quali l’Homo Sapiens è stato capace, il concetto di Amore è legato all’inevitabilità di questa pulsione per gli appartenenti alla nostra specie. Fatte salve le eccezioni riguardanti gli individui che non provano questa pulsione (anche nelle colonie e nei clan animali esistono questi individui), non possiamo evitare di provare Amore verso la nostra vita, la nostra prole, la nostra famiglia e verso coloro che ci sono vicini nel cammino della esistenza.
“Inevitabilità” è il concetto che voglio considerare come provocante il sentimento che noi chiamiamo Amore. Amare è un’istinto inevitabile, per chi è essere umano. Amare serve a identificare la persona con la quale fondare un nuovo nucleo familiare, amare serve a proteggere la prole, la famiglia e il clan. Amare è inevitabile per noi, per i piccioni, per i pinguini, per le scimmie, per i cavallucci marini, per i pesci e per tutti gli esseri che producono gameti e che si riproducono unendo il DNA di un maschio e di una femmina della stessa specie.
Inevitabile.
Un piccione, giunto alla maturità sessuale, non può evitare di fare la corte a una colomba, la più attraente che trova. La colomba non può evitare di unirsi al piccione più sano che trova per generare prole. Non ha scelta, lo deve necessariamente fare. Perché è l’inevitabilità data dal suo essere biologico che glielo impone.
Lo so che ci pare ardua e forzata questa mia definizione di Amore come “inevitabile” pulsione dato dal nostro essere biologicamente esistenti e viventi. Eppure è così. Amare è inevitabile, se si appartiene a una specie.
Facciamo lo sforzo di liberarci dalle sovrastrutture che ci fanno pensare all’Amore come “altro”, come sentimento “più alto” e “sovrumano”, o “superumano”. Restiamo terra-terra, concreti, pragmatici e materiali.
Noi umani, quando ci innamoriamo di una persona, lo facciamo perché in quella vediamo un soggetto con il quale costruire un “nucleo”, una “famiglia”, un’unione che ci permetta di essere più forti perché creiamo piccolo “branco”che ci rafforzi nelle difficoltà, con la quale condividere l’esistenza. Ci innamoriamo di una persona perché ci appare bella e cioè dotata di un buon DNA adatto alla riproduzione, o anche perché ci appare “bella” nei suoi ragionamenti, nel suo pensare. Non cambia il significato del fatto che è “inevitabile” che ci innamoriamo. Non possiamo farci niente, quando accade. Anche se le convenzioni sociali ci hanno fatto già padri di famiglia, sposati, collocati socialmente in una precisa situazione. Quando ci sono le condizioni, non possiamo fare a meno di innamorarci. È inevitabile.
Come è inevitabile che il pavone metta in mostra la sua ruota per attrarre femmine della sua specie, come è inevitabile che l’uccellino dispieghi il suo canto più armonioso per affascinare le femmine della specie, come è inevitabile che la femmina di mammifero emani odori ormonali per segnalare la sua fertilità, e così via. Non c’è scelta, nell’Amore. È una forza inevitabile iscritta nella natura biologica.
Non credete a chi sostenga che si possa “scegliere” di innamorarci o di dirigere il nostro amore in questo o quell’individuo. Non è vero. Innamorarsi, Amare, è inevitabile.

Amore come pulsione “inevitabile” universale.
A questo punto dobbiamo fare un salto logico e lessicale. Se parliamo di Amore come “inevitabile” in natura, allora adesso cerchiamo di considerare come Amore tutto quello che in natura è “inevitabile” che accada. Questo è il concetto più complesso da fare, perché è un gioco puramente lessicale, forsanche filosofico, di attribuzione di sgnificati, ma seguitemi, perché il ragionamento ci porterà parecchio lontano.
Partendo dall’Amore inevitabile pulsione di noi animali, proviamo a considerare Amore anche la pulsione naturle e inevitabile degli altri elementi naturali. Prendiamo ad esempio le piante. Anche una pianta, arrivata al giusto punto del ciclo vitale, non può fare a meno di fiorire, di dare frutti. È inevitabile. È una pulsione insita nel suo essere pianta. L’ordine biologico del regno vegetale rende inevitabile alle piante di avere il loro ciclo. Se abbiamo definito come Amore qualsiasi pulsione naturale insita nell’essere stesso del soggetto, possiamo senz’altro affermare che anche la fioritura della pianta sia Amore. Perché anche la fioritura è un momento indispensabile alla conservazione della specie cui la pianta appartiene. Non c’è scelta: quando è il momento, la pianta fiorisce.
Lo so che a questo punto il rischio è quello di ricadere nella sovrastruttura culturale umana, nella ricerca di poesia e di senso trascendente dell’Amore che tutto pervade, finanche le piante del creato, oltreché gli animali.
Fermiamoci e non cediamo a questa tentazione di tornare su un piano metafisico e morale. Non facciamolo perché vogliamo essere letti e seguìti nel ragionamento anche da coloro che detestano qualsiasi elucubrazione su quello che non è concreto.
“È reale tutto quello che posso prendere a calci” diceva un professore inglese di filosofia. Atteniamoci a questa massima e continuiamo.
Abbiamo definito Amore tutto quello che in natura è “inevitabile” che succeda, perché iscritto nelle leggi della natura.
Lì restiamo.
Qui dell’Amore ci interessa solo la pulsione inevitabile della legge di natura, appunto. Non ci curiamo di quello che nella nostra specie ha provocato, con la produzione culturale. Così come non ci curiamo delle ruote dei pavoni, delle danze di corteggiamento degli uccelli, degli ormoni secreti dalle femmine mammifere, dei colori e dei profumi delle piante fiorite, ecc.
Ci occupiano solo della pulsione che sta alla base, che è inevitabile legge di natura e che abbiamo definito come “Amore”.

Amore, quindi, in senso più esteso.
A questo punto dobbiamo necessariamente trarre le conclusoni logiche di questo nostro aver definito come “Amore” quello che in natura è inevitabile che accada. Senza paura, ma solo osservando freddamente quello a cui porta questa nostra attribuzione di senso.
Se abbiamo detto che l’Amore è la pulsione insita dalla natura stessa dell’essere biologico, animale o vegetale che sia, allora dobbiamo essere pronti a portare alle estreme conseguenze questo nostro gioco logico.
Se questa nostra affermazione è vera, se è vero che esiste una inevitabilità data dalle leggi naturali, allora perché non definire Amore anche tutto quello che le leggi naturali fisiche dicono che debba forzatamente accadere in qualsiasi altro campo osservabile della natura tutta?
È un passaggio ardito, lo ammetto, ma pienamente lecito, perché abbiamo attrbuito noi al termine Amore questo significato.
La pianta orienta le sue foglie verso la luce, per Amore. Il ciliegio fiorisce, per Amore. Gli amanti si attraggono senza potersi frenare, per Amore. Una foglia che si avvicina al fuoco, brucia. Per amore. Ma anche una pietra che, lanciata in aria, ricade per forza verso terra, inevitabilmente, lo fa per questo Amore, come l’abbiamo definito noi. Perché anche la legge della gravitazione che dice che una massa maggiore attrae una massa minore, è una legge cui è “inevitabile” soggiacere. Da parte di tutto l’universo osservabile, beninteso.
Lo ammetto, rimanere lontani dalle tentazioni del sentimentalismo e dal misticismo è dura, a queste condizioni. Ma io vi voglio ricordare che abbiamo deciso che in questo percorso, rimarremo legati alla pura e semplice concezione materialista. E non dico scientifica o epistemologica, perché non sono uno scienziato e nemmeno un epistemologo. Ma abbiamo deciso di rimanere concreti. L’unica concessione che ci siamo permessi è stata quella di attribuire all’Amore il significato di ciò che in natura è inevitabile che accada, perché iscritto nelle leggi del mondo fisico. E quindi dell’universo che possiamo osservare. Di tutto l’universo.
Perché l’asteroide che si avvicina alla terra, tende a caderci dentro. Per Amore.
Perché la cometa corre verso il sole, per Amore. Perché le orbite gravitazionali interagiscono tra loro, sempre per amore.

Ed è questa la conclusione alla quale volevo arrivare.

“Amor che muove il sole e l’altre stelle”, quindi, non è il frutto delle sostanze stupefacenti che assumeva Dante Aligheri per compilare la sua “Commedia”.
Al contrario, è la proclamazione palese dell’esistenza di un’unica forza che sottende a tutto l’universo, e che lo regola dal profondo.
“Amor che muove il sole e l’altre stelle” non è altro che la proclamazione della Verità, del senso profondo non solo della vita, ma dell’universo intero.
La ruota del pavone è la maniera che ha per obbedire alla legge naturale dell’Amore. Così come la poesia, le canzoni e tutte le nostre altre costruzioni della creatività, non sono altro che la maniera con la quale noi esseri umani agevoliamo e cantiamo il nostro soggiacere alla legge inevitabile e potente dell’Amore.

“L’Amor che move il sole e l’altre stelle” è la legge fondamentale del nostro universo. Legge alla quale non solo non ci si può sottrarre, ma che provoca gioia e appagamento nel contemplarla.

Dante non aveva inventato di certo nulla. L’Idea che sia l’Amore la legge fondamentale che attesta la presenza di Dio in tutto l’universo, appartiene a qualsiasi religione, mistica o filosofia umana da che l’essere umano ha espresso da che esiste.

Attribuire al termine “Amore” la valenza di “ciò che è inevitabile in natura”, è la condizione necessaria per capire appieno quello che i mistici hanno sempre voluto dire quando hanno sostenuto che l’Amore fosse il motore dell’Universo.

I seguaci della religione dogmatica ateista, ad esempio, pensano che i saggi e i mistici fossero convinti da una magica superstizione a pensare che l’Amore muovesse l’universo.
Invece basta attribuire alla parola Amore il significato più concreto e materialista possibile, e tutto appare chiaro.

Ecco che all’improvviso si comprende quello che Dante intendeva, riassumendo le tradizioni Sufi, dei padri della Chiesa, degli averroisti e di tutte le scuole iniziatiche dalla notte dei tempi.

Che è davvero l’Amore, a muovere il sole e l’altre stelle.
Beato chi lo capisce, prima di morire.

Gianluca Floris

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